Milan-Como, la trattenuta di Fabregas e la lite con Allegri: "Sei un bambino"
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Redazione Sport
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L’atmosfera nel dopopartita di San Siro, dove Milan e Como si erano appena divise la posta in palio con un pareggio per 1-1, era destinata a infiammarsi ben oltre il risultato del campo. Se il recupero della ventiquattresima giornata di Serie A aveva già offerto spunti di cronaca, con l’errore di Mike Maignan che aveva spianato la strada al vantaggio di Nico Paz e la successiva rete di Rafael Leao a ristabilire la parità, è stato un episodio avvenuto al minuto settantanove a innescare una polemica destinata a crescere nei minuti successivi. Il belga Alexis Saelemaekers, nel tentativo di avviare una ripartenza, si era visto trattenere per la maglia, e a compiere il gesto, come confermato dalle immagini e dalle successive ammissioni, era stato nientemeno che Cesc Fabregas, il tecnico del Como, posizionato in quel frangente lungo la linea a bordo campo -2. Una reazione a caldo, quella dell’ex centrocampista spagnolo, che ha immediatamente scatenato la reazione della panchina rossonera e, in particolare, di Massimiliano Allegri, la cui veemente protesta gli è costata il cartellino rosso dal direttore di gara Maurizio Mariani -5-10.
Fabregas, nelle interviste post-partita, non ha tentato giustificazioni artificiose, ammettendo la natura antisportiva del suo intervento. “Ho toccato il pallone con la mano per impedire al Milan di ripartire”, ha dichiarato ai microfoni, palesando un immediato mea culpa che, però, non è bastato a placare gli animi -2. Ha aggiunto di non essere orgoglioso di quanto fatto e di auspicare che episodi del genere non si ripetano più nella sua carriera in panchina, definendo la reazione di Allegri come spropositata rispetto a quella che per lui era stata solo una lieve trattenuta -2. Tuttavia, il dado era ormai tratto, e il confronto verbale tra i due tecnici era destinato a proseguire, anzi a intensificarsi, una volta scesi dai rispettivi scranni e allontanatisi dal terreno di gioco.
Il confronto verbale e le scuse formali
Il culmine della tensione, infatti, non si è esaurito con l’espulsione di Allegri e del team manager lariano. È stato nei pressi della sala stampa, a triplice fischio ormai archiviato, che la discussione ha raggiunto i toni più aspri, con frasi che chi si trovava all'interno ha potuto udire distintamente -6. Allegri, ancora visibilmente scosso dall’episodio, ha apostrofato il collega con durezza, gridandogli “Sei un bambino che ha iniziato ad allenare ieri”, e aggiungendo un epiteto ben più pesante, “sei un coglione”, a sottolineare tutto il suo disappunto per un comportamento giudicato fuori da ogni logica sportiva e, soprattutto, deontologica -6-7. Parole pesanti, quelle del tecnico livornese, che fotografano la percezione di una violazione del rispetto che, a suo avviso, deve intercorrere tra colleghi e nei confronti della gara.
A mente più fredda, Allegri ha poi commentato l’accaduto in conferenza stampa, cercando di incanalare la sua rabbia in una riflessione più generale sul fair play. Ha sottolineato come sia fondamentale, quando si siede in panchina, mantenere un comportamento rispettoso verso l’arbitro e verso gli avversari, e, pur accettando le scuse arrivate dal tecnico spagnolo, ha lanciato una stoccata ironica e al contempo eloquente: “Se la prossima volta qualcuno corre lungo la linea, entro in campo e gli faccio lo sliding tackle” -2. Una frase, la sua, che traccia un confine netto tra la possibilità di un errore umano e la necessità che a pagare certe scorrettezze, specie se compiute da chi dovrebbe dare l'esempio, non sia mai il risultato sportivo degli altri.
La dinamica del match e la reazione a caldo
L’episodio, sebbene circoscritto a pochi secondi di gioco, ha finito per offuscare persino l’analisi tecnica di una partita che, sotto certi aspetti, aveva regalato spunti interessanti. Il Milan, reduce da un lungo filotto di risultati utili, ha faticato a trovare la via del gol nel primo tempo, complici anche la compattezza del Como e l'errore gratuito del suo portiere. Nella ripresa, l'undici di Allegri era riuscito a raddrizzare la partita grazie alla giocata di Leao, abile a sfruttare un assist illuminante di Ardon Jashari per scavalcare con un pallonetto l'estremo difensore ospite Jean Butez -4. Il risultato finale di 1-1, se da un lato allontana ulteriormente i rossoneri dalla vetta della classifica occupata dall'Inter, proietta invece i lariani in piena zona Champions, agganciando l'Atalanta al sesto posto -4. Una posizione di classifica prestigiosa, che rende forse ancora più paradossale il gesto di un allenatore che, per mestiere, dovrebbe predicare la calma e la lucidità.
Sulle dinamiche specifiche dell'espulsione di Allegri, l'opinionista Dario Marcolin, intervenuto per DAZN, ha ipotizzato che il rosso sia scaturito non tanto dalle parole quanto dal fatto che il tecnico avesse abbandonato la propria area tecnica per inveire contro la panchina avversaria -10. Un particolare non da poco, che aggiunge un ulteriore strato di complessità a una vicenda già di per sé intricata. A bordo campo, intanto, era stato il team manager del Como a subire la stessa sorte di Allegri, allontanato per aver probabilmente alzato i toni con Saelemaekers, che già stava protestando con il quarto uomo per l'accaduto -5. Insomma, una ressa di nervi e proteste che ha trasformato il finale di una partita equilibrata in un piccolo caso disciplinare.
Le reazioni del mondo del calcio
A gettare ulteriore benzina sul fuoco della polemica è intervenuto anche Fabio Ravezzani, direttore di TeleLombardia, che attraverso il suo profilo X ha commentato con durezza l’operato di Fabregas. Il giornalista ha paragonato la situazione a quella vissuta qualche giorno prima da Alessandro Bastoni, criticato per un comportamento ritenuto antisportivo durante il Derby d'Italia -3-8. Secondo Ravezzani, la scena di Fabregas che prima trattiene Saelemaekers e poi ne invoca l’espulsione sarebbe “vergognosa”, con l’aggravante, per il tecnico spagnolo, di ricoprire il ruolo di allenatore e non di giocatore, il che renderebbe il gesto ancora meno tollerabile. Una posizione netta, che ha trovato eco in molti addetti ai lavori e che ha riacceso il dibattito su certi comportamenti sempre più frequenti a bordo campo, dove la tensione del risultato sembra talvolta offuscare il confine tra astuzia e scorrettezza.
Al netto delle polemiche e degli insulti, lo stesso Allegri, nel corso della sua conferenza stampa, ha voluto stemperare i toni nei confronti del collega, augurandogli di vincere tanto in carriera perché, ha riconosciuto, “ha tutte le qualità per farlo” -1. Un tentativo di chiusura, il suo, che però non cancella le immagini di un confronto acceso e di una partita che verrà ricordata, purtroppo per i protagonisti, più per ciò che è accaduto fuori dal rettangolo verde che per le emozioni offerte dentro.




