Torino, il patrigno del bimbo investito: «Camilla D'Alessandra è la mia amante, voleva colpire me»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A distanza di alcuni giorni dall'investimento che ha coinvolto un bambino di cinque anni a Torino, parla l'uomo che quella sera si trovava con lui in strada. È un operaio di 33 anni, il patrigno del piccolo, e la sua ricostruzione capovolge l'immagine che Camilla D'Alessandra, la ventiquattrenne finita in carcere per tentato omicidio, ha offerto di sé davanti al giudice. «Camilla è la mia amante», ha dichiarato l'uomo, precisando che la donna che si trovava con lui sabato sera in via Pinelli, madre dei due bambini, è invece la sua compagna.

«I figli non sono miei ma sono affezionato a loro come se lo fossero. Penso che Camilla, quella sera, volesse investire me».

La versione dell'indagata e il racconto dell'udienza

D'Alessandra, difesa dall'avvocato Cristian Scaramozzino, ha sempre sostenuto che quello contro il piccolo non è stato un gesto voluto. Nell'interrogatorio di convalida ha raccontato di avere visto l'uomo insieme a quella che credeva essere una ex invadente e di avere perso la calma. «Quell'uomo è il mio fidanzato. La donna con cui l'ho sorpreso sabato notte è la sua ex, o perlomeno, io pensavo che lo fosse», ha spiegato agli inquirenti.

La giovane ha ammesso di avere raggiunto la coppia, di avere insultato e schiaffeggiato il compagno, di essersi poi messa al volante per seguirli con l'intenzione di «continuare la conversazione» e di avere imboccato via Pinelli ad alta velocità.

La testimonianza che il giudice ha ritenuto decisiva

Il gip non ha creduto alla tesi dell'incidente. Nell'ordinanza richiama la deposizione di un testimone che, dal balcone di casa, avrebbe visto la Fiat Panda arrivare a forte velocità e puntare verso le persone in strada, senza rallentare né frenare, prima di colpire il piccolo e farlo cadere a terra. Dopo l'impatto, secondo il racconto, la conducente avrebbe inserito la retromarcia per poi accelerare di nuovo, nel tentativo di investire l'uomo.

Dagli accertamenti non risultano segni di frenata, mentre i rilievi fotografici mostrano che l'auto non stava semplicemente svoltando all'incrocio, ma avrebbe urtato una vettura in sosta.

Le condizioni del bambino e i motivi del carcere

Il bambino è ricoverato all'ospedale Regina Margherita con traumi al torace e all'addome. Non è in pericolo di vita e la prognosi è compresa tra i trenta e i quaranta giorni. La misura cautelare in carcere è stata confermata per il rischio di inquinamento probatorio e di reiterazione del reato: secondo la ricostruzione degli investigatori, la donna avrebbe contattato l'uomo subito dopo i fatti per concordare la versione da riferire.

Su questo punto pesa anche la valutazione del giudice su una «allarmante incapacità a contenere la propria rabbia», legata a una gestione dei rapporti improntata alla gelosia e al controllo. L'uomo, dal canto suo, ha chiarito che i due bambini non sono suoi figli biologici, ma che li considera tali.

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