Camilla D'Alessandra, parla il patrigno del bambino investito a Torino: «Lei è la mia amante, voleva colpire me»
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Redazione Esteri
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A distanza di alcuni giorni dall'investimento avvenuto a Torino, con un bambino di cinque anni colpito da un'auto guidata da una ventiquattrenne, prende parola l'uomo che quella sera si trovava in strada con il piccolo. È un operaio di trentatré anni, e in un'intervista ha chiarito la natura del suo rapporto con Camilla D'Alessandra: «Lei è la mia amante. La donna, madre dei due figli, che era con me sabato sera in via Pinelli è la mia compagna. I figli non sono miei ma sono affezionato a loro come se lo fossero. Penso che Camilla, quella sera, volesse investire me». La ricostruzione fornita dall'uomo ribalta così l'immagine emersa nelle prime ore, quando la ventiquattrenne aveva descritto il trentatreenne come il proprio fidanzato e la donna trovata con lui come una ex invadente.
La versione della ventiquattrenne davanti al giudice
Nel corso dell'udienza di convalida, D'Alessandra ha ammesso di essersi fortemente arrabbiata dopo avere visto l'uomo insieme all'altra donna e ai bambini. Ha raccontato di averlo raggiunto, insultato e schiaffeggiato, e di avergli preso il cellulare. Quando i due si sono allontanati, è risalita sulla sua Fiat Panda e li ha seguiti con l'intenzione di «continuare la conversazione», ammettendo di avere imboccato via Pinelli ad alta velocità.
La sua tesi resta quella dell'incidente: il piccolo avrebbe cambiato direzione all'improvviso e lei non sarebbe riuscita a evitarlo. «Io ero agitata e magari andavo veloce ma non sono una delinquente, non volevo fare male a nessuno», ha dichiarato.
Gli elementi che hanno convinto il gip
Il giudice per le indagini preliminari non ha ritenuto credibile la versione dell'investimento involontario, disponendo la custodia cautelare in carcere per rischio di inquinamento probatorio e reiterazione del reato. L'ordinanza richiama la testimonianza di una persona che avrebbe visto l'auto arrivare a forte velocità e puntare verso le persone in strada, senza rallentare né frenare, colpendo il piccolo e facendolo cadere a terra.
Dopo l'impatto, secondo il racconto del testimone, la conducente avrebbe inserito la retromarcia per poi accelerare nuovamente, tentando di investire l'uomo senza riuscirci, e infine allontanandosi. Dai rilievi fotografici emerge inoltre che la vettura non si stava limitando a svoltare all'incrocio, ma avrebbe urtato un'auto parcheggiata, e non sarebbero stati riscontrati segni di frenata.
Le condizioni del bambino e la posizione della difesa
Il bambino, colpito dalla Panda mentre si trovava sulle strisce pedonali con la famiglia, è stato ricoverato all'ospedale Regina Margherita con un trauma toracico e addominale. Non è in pericolo di vita e ha una prognosi compresa tra i trenta e i quaranta giorni. Il legale della ventiquattrenne, Cristian Scaramozzino, ha sostenuto fin dall'inizio la tesi della fatalità, spiegando che la giovane avrebbe perso il controllo della vettura dopo avere seguito l'uomo con cui aveva avuto una lite.
Il difensore ha anche ricordato che D'Alessandra, incensurata, in passato era stata vittima di stalking e maltrattamenti da un altro ex compagno, circostanza per la quale quest'ultimo è stato condannato in via definitiva.
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