Ghali e l'inno fantasma delle Olimpiadi, tra polemica e censura Rai

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La cerimonia inaugurale dei Giochi di Milano-Cortina, che pure nelle intenzioni avrebbe dovuto rappresentare un momento di unione, è stata offuscata da una polemica che ha per protagonista il trapper milanese Ghali. L'artista, sebbene non avesse il ruolo principale ma fosse soltanto uno degli ospiti di un evento dedicato allo sport, ha infatti scelto di attirare l'attenzione attraverso proclami poi confluiti in un brano pubblicato in modo strategicamente calibrato. Un comportamento, questo, che si è rivelato diametralmente opposto allo spirito di tregua e di coesione auspicato dalle più alte cariche, e che ha finito per generare un diffuso dissenso.

L'occasione mancata di un inno nazionale

A cerimonia conclusa, non si può fare a meno di interrogarsi sull'opportunità di una scelta diversa e più coraggiosa da parte degli organizzatori. Sarebbe stato infatti più giusto, forse, confermare l'interpretazione dell'inno nazionale proprio a Ghali, come inizialmente previsto prima del dietrofront del comitato. Una decisione che si sarebbe potuta giustificare non solo per la qualità dell'artista, uno dei pochi italiani con riconoscimento internazionale, ma anche per il valore simbolico di un'occasione unica, sprecata nella discordia invece che celebrata nell'armonia.

Il silenzio Rai e l'accusa di censura

La controversia ha trovato un ulteriore e decisivo alimento nel comportamento della Rai durante la diretta. Il trapper, che pure aveva preso parte alla sfilata, è stato completamente ignorato: nessun primo piano gli è stato dedicato, così come è mancata qualsiasi menzione nel corso della telecronaca, già costellata di altri errori imbarazzanti. Una omissione percepita come intenzionale, che ha trasformato la sua partecipazione in un fantasma e ha immediatamente scatenato le proteste del web, con numerosi utenti che hanno accusato l'emittente pubblica di aver praticato una vera e propria censura.

Il contrasto con la linea editoriale

Il caso ha riacceso, come spesso accade, il dibattito sull'imparzialità del servizio pubblico. La scelta di oscurare Ghali è stata vista da molti come emblematica di una linea editoriale sempre più definita "TeleMeloni", accusata di propagandare l'operato governativo attraverso una narrazione parziale. Un parallelismo rafforzato, agli occhi dei critici, dalla contemporanea presenza in programmi di punta di personaggi televisivi noti per le loro simpatie politiche, in un contrasto stridente che alimenta la percezione di un doppio standard.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.