Raffinerie petrolio Italia: dove sono gli impianti e quanta capacità hanno

Raffinerie petrolio Italia: dove sono gli impianti e quanta capacità hanno
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Redazione Economia Redazione Economia   -   Le raffinerie di petrolio in Italia trasformano il greggio importato in benzina, gasolio, GPL, bitumi e altri prodotti utilizzati dall’industria e dai trasporti. Gli impianti sono concentrati soprattutto nel Nord Italia e in Sicilia, con una capacità produttiva che negli ultimi decenni si è ridotta dopo la chiusura o la riconversione di numerosi siti. La struttura della raffinazione nazionale è tornata al centro del dibattito per l’aumento dei prezzi dei carburanti e per le difficoltà legate agli approvvigionamenti internazionali.

Dove si trovano le principali raffinerie italiane

Il sistema italiano della raffinazione comprende impianti distribuiti in diverse aree industriali, con una forte presenza lungo le coste e vicino ai grandi poli energetici. Tra le strutture più rilevanti ci sono la raffineria ISAB di Priolo Gargallo, in Sicilia, considerata il maggiore impianto nazionale con una capacità di lavorazione di circa 16 milioni di tonnellate annue, e quella di Sarroch, in Sardegna, uno dei principali stabilimenti dell’Europa meridionale con una capacità intorno ai 15 milioni di tonnellate.

Nel Mezzogiorno sono presenti anche la raffineria di Augusta, sempre in Sicilia, con una capacità superiore ai 9 milioni di tonnellate annue, e quella di Milazzo, gestita dalla joint venture tra Eni e Kuwait Petroleum, con una capacità di circa 10 milioni di tonnellate. Altri impianti importanti si trovano a Taranto, in Puglia, a Sannazzaro de’ Burgondi in Lombardia e a Trecate in Piemonte.

La capacità produttiva e il rapporto tra importazioni ed esportazioni

Il nodo della raffinazione italiana non riguarda soltanto la quantità complessiva prodotta, ma anche il tipo di prodotti richiesti dal mercato. Secondo i dati Unem, la capacità di raffinazione nazionale è stata progressivamente ridimensionata rispetto al passato, mentre il settore ha mantenuto un ruolo importante nella trasformazione del greggio e nella produzione di derivati petroliferi.

Un elemento che ha riacceso il confronto sul gasolio riguarda il commercio estero. Nel 2025 l’Italia ha esportato circa 7,92 milioni di tonnellate di gasolio e ne ha importate 5,23 milioni, mentre la produzione delle raffinerie nazionali è stata indicata intorno ai 25 milioni di tonnellate a fronte di un consumo interno di circa 23,3 milioni. Il dato mostra una situazione più articolata rispetto all’idea di una semplice insufficienza produttiva: il Paese può produrre quantità superiori al consumo interno, ma dipende dagli equilibri internazionali per alcune forniture e tipologie di prodotto.

La trasformazione del settore tra crisi energetica e transizione

Negli ultimi anni molte raffinerie europee hanno affrontato una fase di cambiamento legata alla riduzione della domanda prevista per alcuni prodotti petroliferi, alla transizione energetica e agli investimenti nei biocarburanti. In Italia alcuni impianti sono stati chiusi o trasformati: Marghera e Gela sono diventati bioraffinerie, mentre altri poli sono stati oggetto di riconversioni industriali.

La crisi energetica e le tensioni geopolitiche hanno riportato l’attenzione sulla disponibilità di capacità di raffinazione. Le raffinerie italiane attive sono dieci, alle quali si aggiungono due bioraffinerie operative e un impianto in conversione verso la produzione da fonti rinnovabili. Nel 2025 la produzione nazionale di prodotti raffinati ha raggiunto 63,7 milioni di tonnellate, secondo i dati elaborati da Unem.

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