Demenza, il 45% dei casi può essere prevenuto o rallentato

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Redazione Salute Redazione Salute   -   La prevenzione della demenza può incidere su una quota significativa dei casi futuri: secondo le nuove indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità, fino al 45% delle demenze potrebbe essere prevenuto o rallentato intervenendo su stile di vita, alimentazione e altri fattori modificabili. Le demenze rappresentano una delle principali emergenze sanitarie dei prossimi decenni e in Italia oltre 1,2 milioni di persone convivono con un disturbo neurocognitivo, con circa il 60% dei casi riconducibile alla malattia di Alzheimer. L’invecchiamento della popolazione rende sempre più importante rafforzare prevenzione, diagnosi e presa in carico.

Le nuove linee guida Oms sulla riduzione del rischio cognitivo

Dopo sei anni l’Organizzazione mondiale della sanità ha aggiornato le linee guida dedicate alla riduzione del rischio di declino cognitivo e demenza, proponendo un approccio che accompagna la persona lungo tutto l’arco della vita. Il nuovo documento riunisce gli interventi in tre gruppi e assegna un ruolo centrale anche all’infermiere nella prevenzione. Le indicazioni puntano a trasformare le evidenze scientifiche in azioni pratiche, con l’obiettivo di intervenire prima della comparsa dei disturbi o rallentarne l’evoluzione quando possibile.

Il tema della prevenzione è stato approfondito anche durante il 26° Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana di Psicogeriatria (AIP) svoltosi a Padova, dove sono state presentate evidenze secondo cui fino al 40% dei casi di demenza potrebbe essere evitato intervenendo sui fattori di rischio modificabili. Questo dato riguarda soprattutto le abitudini quotidiane e le condizioni su cui è possibile agire nel corso della vita. L’attenzione si concentra quindi su comportamenti concreti che possono contribuire a ridurre il rischio associato al declino cognitivo.

Attività fisica, sonno e alimentazione tra le strategie indicate

Tra i principali strumenti per la prevenzione della demenza emerge l’attività fisica moderata e regolare, indicata come primo pilastro di un percorso di riduzione del rischio. Camminare, mantenere uno stile di vita attivo, dormire bene, seguire un’alimentazione sana e vaccinarsi sono le quattro leve individuate come elementi importanti per ridurre il rischio di Alzheimer e demenza. Queste indicazioni fanno parte di un approccio che considera diversi aspetti della salute e non un singolo intervento isolato.

Le nuove conoscenze sul rapporto tra scelte quotidiane e salute del cervello modificano la prospettiva sul declino cognitivo, che per lungo tempo è stato considerato principalmente una conseguenza inevitabile dell’età e della predisposizione genetica. Le evidenze riportate mostrano invece che una parte rilevante dei casi futuri può essere affrontata attraverso interventi sui fattori modificabili. La prevenzione della demenza diventa così un percorso che coinvolge comportamenti individuali, assistenza sanitaria e strategie organizzate.

Alzheimer e demenza, perché la prevenzione diventa centrale

La crescita prevista dei disturbi neurocognitivi rende la prevenzione una priorità di salute pubblica. In Italia il numero delle persone coinvolte mostra già l’impatto della malattia di Alzheimer e delle altre forme di demenza, mentre l’invecchiamento della popolazione potrebbe aumentare ulteriormente la necessità di diagnosi e assistenza. Le indicazioni dell’Oms e le evidenze presentate dagli esperti richiamano quindi l’attenzione sulla possibilità di intervenire prima, attraverso misure legate allo stile di vita e alla gestione dei fattori di rischio.

Il messaggio centrale delle nuove indicazioni riguarda la possibilità di ridurre o ritardare una parte dei casi attraverso scelte adottate nel tempo. La prevenzione della demenza comprende quindi più elementi collegati tra loro, dall’attività fisica alla qualità del sonno, dall’alimentazione alla vaccinazione, fino al ruolo dei professionisti sanitari nel percorso preventivo. L’obiettivo indicato dalle linee guida è portare queste conoscenze nella pratica quotidiana, accompagnando le persone nella riduzione dei rischi legati al declino cognitivo.

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