Ballottaggi, urne aperte in 42 comuni: un milione di elettori chiamato a decidere i nuovi sindaci

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Dalle 7 di questa mattina, e fino alle 23 di questa sera per poi riaprire domani, lunedì 8 giugno, dalle 7 alle 15, sono 1.133.135 gli italiani chiamati a esprimere la propria preferenza per il nuovo primo cittadino; un flusso di elettori – distribuiti in 1.303 sezioni – che decreterà il vincitore in quei 42 comuni dove, al termine del primo turno del 24 e 25 maggio scorso, nessun candidato era riuscito a superare la fatidica soglia del 50% più uno dei voti validi.

La tornata, che riguarda sei capoluoghi di provincia – Agrigento, Arezzo, Chieti, Lecco, Macerata e Trani – vede in Campania la regione con il maggior numero di centri chiamati al voto, ben dieci, seguita a ruota da Lombardia e Puglia con sei comuni ciascuna. Una fotografia che restituisce un quadro amministrativo in fermento, laddove il responso delle urne ridisegnerà equilibri spesso rimasti in bilico per un pugno di voti.

L’affluenza in calo, il caso emblematico di Agrigento

Se è vero che l’astensionismo rappresenta una costante preoccupante di queste tornate, il dato registrato alle ore 12 – diffuso dal Viminale – lascia intravedere un ulteriore arretramento della partecipazione: la percentuale nazionale si attesta infatti al 13,55%, quasi due punti percentuali in meno rispetto al 15,52% registrato nel medesimo lasso orario del primo turno.

Ed è proprio nel capoluogo agrigentino – dove si respira l’aria di una sfida cruciale per il futuro della città dei Templi – che il dato si fa più drammatico, toccando il 9,66% di aventi diritto che si sono recati alle urne entro mezzogiorno, un crollo verticale di oltre quattro punti rispetto alla tornata precedente. Una flessione che, come evidenziano i cronisti presenti sul posto, riporta alla memoria il ballottaggio del 2020, quando si registrò un vero e proprio tracollo della partecipazione con un meno 20,37% tra primo e secondo turno.

Il duello decisivo nella città dei Templi e le altre sfide siciliane

L’attenzione degli addetti ai lavori è quasi tutta concentrata su Agrigento, dove il candidato progressista Michele Sodano – forte dell’appoggio del centro-sinistra e del Movimento 5 Stelle – cerca di ribaltare un pronostico che lo vede leggermente avvantaggiato dopo il 39,13% ottenuto al primo turno (pari a 11.596 preferenze) contro il rivale del centrodestra, Gerlando "Dino" Alonge, fermo al 34,79%.

Un testa a testa che, nella sua complessità, ha visto Sodano beneficiare del cosiddetto voto disgiunto, un meccanismo che al primo turno gli ha regalato un margine prezioso ma non sufficiente per evitare il ballottaggio. Non meno interessanti, seppur con bacini elettorali ridotti (85.

143 siciliani al voto), sono le sfide che riguardano Ispica, in provincia di Ragusa, e Bronte, nel Catanese: nel primo centro si confrontano Lucio Muraglie (fermo al 33,59%) e Serafino Arena (19,65%), mentre nel secondo la continuità amministrativa rappresentata da Giuseppe Castiglione, genero del sindaco uscente, è messa alla prova dall’outsider Giuseppe Gullotta.

Gli equilibri nei sei capoluoghi tra apparentamenti e candidature civiche

Spostando lo sguardo sugli altri cinque capoluoghi, emergono dinamiche politiche altrettanto articolate: a Lecco, dove il sindaco uscente di centrosinistra Mauro Gattinoni inseue il candidato del centrodestra Filippo Boscagli (in netto vantaggio al primo turno con il 48,6% contro il 42,5%), l’ago della bilancia potrebbe essere rappresentato dal terzo polo centrista di Mauro Fumagalli; a Trani, invece, è il civico Giacomo Marinaro – fermo al 21,5% – a godere di una posizione di forza, potendo indirizzare i propri elettori verso il candidato del centrosinistra Marco

Galiano o verso quello di centrodestra Angelo Guarriello. A Macerata il sindaco uscente Sandro Parcaroli ha sfiorato la rielezione diretta, fermandosi a un incredibile 49,96%, mentre ad Arezzo il centrodestra – che governa da dieci anni – tenterà di resistere all’assalto del campo largo rappresentato da Vincenzo Ceccarelli. A Chieti, infine, l’unico apparentamento ufficiale degno di nota ha visto il centrodestra ricompattarsi attorno a Cristiano Sicari per cercare di scalzare il saldissimo Giovanni Legnini, fermo al 47,2% al primo turno.

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