La dieta che rallenta l’invecchiamento del cervello: i cibi amici e quelli da evitare secondo gli studi

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Il rapporto tra alimentazione e attività cerebrale, un legame sempre più indagato dalla comunità scientifica internazionale, si arricchisce di nuovi e significativi riscontri. Una recente ricerca condotta dalla School of Health and Human Sciences della South Dakota State University, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Nutrients, ha posto l’accento sul ruolo cruciale che alcuni regimi alimentari possono svolgere nel prevenire o quantomeno ritardare il declino cognitivo, in particolare in quella fascia di popolazione più esposta, ovvero gli individui con più di sessantacinque anni. Lo studio, coordinato dal professor Samitinjaya Dhakal, si inserisce in un filone di indagini che mirano a identificare strategie efficaci per contrastare l'insorgenza di patologie neurodegenerative come il morbo di Alzheimer, e punta i riflettori su un approccio dietetico specifico, noto con l'acronimo MIND.

Cos’è la dieta MIND e quali sono i suoi principi ispiratori

L’approccio in questione, il cui nome deriva dall'inglese *Mediterranean-DASH Intervention for Neurodegenerative Delay*, rappresenta una sintesi virtuosa di due modelli alimentari già ampiamente riconosciuti per i loro benefici sulla salute generale: la dieta mediterranea e la dieta DASH, quest'ultima originariamente concepita per contrastare l'ipertensione. L'obiettivo primario della MIND, come suggerisce la sua stessa denominazione, è quello di fornire un valido strumento nutrizionale per proteggere il cervello dagli effetti dell'invecchiamento. Non si tratta di una semplice moda, ma di un regime strutturato che individua con precisione quindici componenti dietetici: dieci sono considerati "protettivi" e quindi caldamente raccomandati, mentre cinque rientrano nella categoria dei "nocivi" e andrebbero pertanto limitati o evitati del tutto. Diversi studi, comprese le analisi condotte su ampie coorti per un periodo prolungato, suggeriscono che una maggiore aderenza a questo stile alimentare sia associata a un rischio ridotto di sviluppare disturbi della memoria e della concentrazione.

I dieci alimenti che fanno da scudo alla materia grigia

Quali sono, dunque, gli alleati del nostro cervello? In cima alla lista figurano le verdure a foglia verde, come spinaci, cavolo riccio e lattuga romana, di cui si raccomanda un consumo pressoché quotidiano. A queste si affiancano tutti gli altri ortaggi, che dovrebbero trovare spazio regolarmente nei menu. Un posto d'onore spetta poi ai frutti di bosco – mirtilli, fragole, more e lamponi – che, a differenza di altra frutta, sono specificamente indicati per le loro spiccate proprietà antiossidanti e la loro capacità di interagire positivamente con i neuroni. Completano il quadro degli alimenti "amici" la frutta secca in guscio, fonte preziosa di grassi buoni, i legumi, i cereali integrali, il pollame, il pesce (ricco di acidi grassi omega-3) e, per condire, l'olio d'oliva. La dieta MIND prevede inoltre, in via del tutto opzionale e sempre con moderazione, la possibilità di consumare un bicchiere di vino rosso al giorno, verosimilmente per l'apporto di resveratrolo, un'altra sostanza antiossidante.

I cinque cibi da limitare per preservare le funzioni cognitive

Parallelamente, per massimizzare l'efficacia di questo regime, è necessario porre un freno a quei prodotti che, al contrario, possono esercitare un'azione dannosa o comunque infiammatoria sull'organismo e, di riflesso, sul sistema nervoso centrale. I ricercatori sono categorici nell'invitare a ridurre al minimo il consumo di carne rossa, in tutte le sue forme, e di derivati del latte come il burro e i formaggi grassi. Anche i dolci, i pasticcini e più in generale i prodotti ricchi di zuccheri semplici e grassi saturi rientrano nell'elenco degli alimenti sconsigliati. Medesima sorte tocca ai cibi fritti e al cosiddetto *fast food*, il cui apporto di grassi idrogenati e sostanze potenzialmente pro-infiammatorie li rende nemici giurati della nostra materia grigia e della plasticità cerebrale. Seguire le prescrizioni della dieta MIND, quindi, non significa solo aggiungere qualcosa, ma anche e soprattutto imparare a sottrarre ciò che può, col tempo, intaccare le nostre riserve cognitive.

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