Il cordoglio dell'Italia e l'escalation dopo l'attacco in Giordania: l'ottava notte di raid Usa

Il cordoglio dell'Italia e l'escalation dopo l'attacco in Giordania: l'ottava notte di raid Usa
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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La Difesa italiana, per voce del Ministro Guido Crosetto, ha espresso profondo cordoglio alle Forze Armate degli Stati Uniti e al Segretario alla Difesa Pete Hegseth per la morte dei due militari statunitensi avvenuta in Giordania, nel corso di un attacco che ha sconvolto gli equilibri di un conflitto già estremamente teso. Il gesto di solidarietà, che giunge in un momento di rinnovata stretta nei rapporti tra Roma e Washington, si inserisce in un contesto di violenta escalation, con gli Stati Uniti che hanno risposto prontamente con una nuova, devastante offensiva contro l'Iran.

Nel mirino, questa volta, non solo le postazioni dei Pasdaran accusate direttamente dell'aggressione, ma l'ottava ondata consecutiva di bombardamenti che hanno colpito obiettivi strategici in territorio iraniano, in una notte che ha visto alternarsi il fragore delle bombe e la violenza della terra.

Il cordoglio italiano e il sostegno all'alleato

Le parole del Ministro Crosetto, che ha voluto manifestare la vicinanza dell'Italia ai familiari delle vittime e a tutto il personale statunitense impegnato nella regione, rappresentano un segnale politico di non poco conto, soprattutto alla luce delle recenti tensioni diplomatiche tra i due Paesi. Il caso di Sigonella, con il diniego italiano all'uso della base per i bombardieri americani, aveva creato un attrito che questo gesto di cordoglio e solidarietà cerca di ricucire, ribadendo al contempo la centralità del legame atlantico per la sicurezza nazionale.

La morte dei due soldati, avvenuta durante un attacco con missili balistici e droni contro la base aerea di Muwaffaq Salti, ad Azraq, nella parte orientale della Giordania, ha rappresentato un punto di non ritorno, portando il conflitto verso una fase di scontro diretto ancora più violento e imprevedibile. Le forze armate statunitensi hanno risposto con una determinazione che il Segretario Hegseth ha definito incrollabile, scatenando l'ennesima offensiva aerea contro la Repubblica Islamica.

L'ottava notte di attacchi: obiettivo Iran e Stretto di Hormuz

Nella notte tra il 18 e il 19 luglio, gli Stati Uniti hanno dato il via all'ottava ondata consecutiva di attacchi contro l'Iran, un'operazione pianificata dal Comando Centrale (CENTCOM) come azione punitiva immediata, per rispondere alle perdite subite in Giordania e per l'uccisione di due militari americani, mentre un terzo risulta disperso e altri quattro sono rimasti feriti.

I raid hanno preso di mira obiettivi ben precisi: strutture di sorveglianza costiera e difesa aerea lungo la costa meridionale, depositi di missili e droni, e postazioni dei Guardiani della Rivoluzione, il corpo d'élite iraniano, accusati di essere i responsabili dell'attacco alla base giordana.

L'obiettivo dichiarato, come spiegato dal CENTCOM, era duplice: da un lato, degradare la capacità iraniana di minacciare il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz, un passaggio strategico per le forniture energetiche mondiali; dall'altro, punire le forze coinvolte nell'aggressione ai danni del personale Usa.

Le incursioni si sono concentrate prevalentemente nel sud dell'Iran, in particolare sull'isola di Qeshm, dove sono state udite esplosioni, e nelle province di Hormozgan e Khuzestan, colpendo punti nevralgici delle infrastrutture militari e petrolifere del Paese.

La risposta di Teheran e il terremoto nel Khuzestan

La reazione dell'Iran non si è fatta attendere, allargando ulteriormente il fronte del conflitto. Teheran ha rivendicato una nuova ondata di attacchi con droni e missili contro basi statunitensi in Kuwait, prendendo di mira il deposito di munizioni di Camp Udairi e i sistemi radar della base aerea di Ali Al Salem. Allo stesso tempo, le forze iraniane hanno lanciato nuovi attacchi in Giordania, mentre le sirene d'allarme sono risuonate anche in Bahrain, sede del comando della Quinta Flotta americana.

La risposta iraniana ha colpito anche infrastrutture civili, innescando vasti incendi in un impianto di desalinizzazione e in un terminale petrolifero in Kuwait. A rendere la notte ancora più drammatica, un evento naturale: nella provincia sud-occidentale del Khuzestan, la regione che custodisce i maggiori giacimenti petroliferi e le raffinerie di Abadan, un violento terremoto di magnitudo 5.0 ha scosso il territorio, causando danni ingenti e allarmando la popolazione già provata dai bombardamenti.

I soccorsi sono stati immediatamente attivati, ma la concomitanza del sisma con i raid militari ha reso la situazione estremamente complessa, mentre il regime iraniano ha prontamente attribuito la colpa dell'escalation a Washington.

Il collasso del memorandum di Islamabad

In questo clima di crescente tensione, un ulteriore colpo alle fragili speranze diplomatiche è arrivato dall'annuncio di Teheran riguardo la sospensione degli impegni presi con il Memorandum di Intesa di Islamabad, l'accordo siglato con gli Stati Uniti che aveva in qualche modo regolato le relazioni dopo i precedenti scontri. La Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, ha dichiarato che l'accordo firmato dal Presidente Trump si è dimostrato "privo di valore", promettendo che gli Stati Uniti pagheranno costi ben più pesanti per la loro offensiva.

Un'altra voce, quella del Presidente americano, ha commentato la morte dei due militari definendola "dolorosa", ma ha ribadito con fermezza che l'obiettivo primario della campagna rimane impedire all'Iran di dotarsi dell'arma nucleare. Con il memorandum ormai al collasso e gli attacchi che si susseguono senza tregua, il conflitto è entrato in una fase di aperto confronto, dove lo scenario di un allargamento delle ostilità sembra sempre più concreto e inevitabile.

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