Trump e Maduro, il dossier segreto dietro l'operazione "Absolute Resolve"
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Redazione Esteri
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L’arresto di Nicolás Maduro, avvenuto nel cuore della notte tra il 2 e il 3 gennaio a Caracas, non rappresenta il frutto di un'improvvisa escalation verbale ma l’esecuzione concreta di un piano dettagliato, il cui studio risale a un periodo antecedente l’attuale amministrazione. Secondo fonti di intelligence occidentali, infatti, la cosiddetta "opzione Venezuela" era già contenuta in un dossier classificato, circolante da tempo nei circuiti della pianificazione strategica statunitense, che ne valutava la fattibilità senza tuttavia fissare una data. Quel documento, che descriveva lo stato di maturità dell’intervento piuttosto che un’azione imminente, è divenuto improvvisamente operativo, trovando nella determinazione del presidente Donald Trump il suo decisivo fattore scatenante. L’operazione "Absolute Resolve", questo il suo nome in codice, ha quindi tradotto in realtà una possibilità già contemplata, dimostrando come la linea tra opzione teorica e azione sul campo possa essere attraversata in poche ore, quando il contesto politico muta radicalmente.
Il dispositivo militare e la "bolla" su Caracas
A rendere possibile una manovra di tale complessità in territorio ostile è stato uno spiegamento di forze definito, dalle stesse autorità militari statunitensi, "soverchiante". Il generale Dan Caine, Chairman of the Joint Chiefs of Staff, ha confermato il coinvolgimento di oltre centocinquanta velivoli, decollati da una ventina di basi distribuite tra terra e mare nell'emisfero occidentale. La flotta aerea, che includeva bombardieri, caccia, velivoli per la ricognizione e droni, ha creato una vera e propria "bolla" di sicurezza sui cieli di Caracas, isolando l'obiettivo e neutralizzando preventivamente qualsiasi minaccia. Una tale concentrazione di mezzi, alcuni dei quali di tecnologia avanzatissima e classificata, sottolinea il livello di preparazione e l’investimento di risorse dedicate a un obiettivo considerato prioritario, la cui cattura è stata eseguita con un coordinamento che ha lasciato poco spazio alla reazione delle difese venezuelane.
La rete di intelligence e la talpa decisiva
La precisione chirurgica dell’operazione, tuttavia, non sarebbe stata concepibile senza un capillare lavoro di intelligence, svolto sul campo dagli agenti della CIA a Caracas e supportato da informazioni provenienti dall’interno del cerchio magico di Maduro. Come ha affermato il generale Caine, soprannominato "Raizin", le forze statunitensi conoscevano ogni dettaglio della routine del leader venezuelano, "persino che animali da compagnia avesse". L’elemento cruciale, quello che ha permesso di localizzare con esattezza il luogo in cui Maduro dormiva nella notte del 3 gennaio, è stato fornito da un collaboratore di alto livello, una talpa inserita in una posizione tale da avere accesso agli spostamenti più riservati del presidente. Questa figura, la cui identità rimane protetta, ha tradito la fiducia del regime, consegnando agli americani il tassello mancante per completare il puzzle e trasformare un’incursione rischiosa in un'azione a risultato pressoché garantito.




