Niger, la giunta accusa Francia, Benin e Costa d'Avorio di aver orchestrato l'attacco all'aeroporto di Niamey
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Redazione Esteri
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Una notte di fuoco, punteggiata dalle esplosioni dei mortai e dalle scie dei razzi contraerei, ha fatto tremare l'aeroporto internazionale Diori Hamani di Niamey, costringendo per ore alla mobilitazione le forze armate nigerine e quelle straniere presenti nell'area. L'attacco, rivendicato dallo Stato islamico nel Grande Sahara, è stato repulso senza, secondo le prime ricostruzioni, causare danni ingenti alle infrastrutture strategiche dello scalo, che ospita non solo il traffico civile ma anche la Base 101 dell'aeronautica militare locale e i suoi droni armati di fabbricazione turca.
Le reazioni immediate e il ritiro statunitense
La gravità dell'episodio, che ha visto per la prima volta un bersaglio di tale rilevanza nel cuore della capitale preso di mira in modo così diretto, ha avuto conseguenze diplomatiche e di sicurezza immediate. Il Dipartimento di Stato americano, valutando l'incidente come un segnale di accresciuta instabilità, ha infatti disposto l'evacuazione per il personale governativo non essenziale e per le rispettive famiglie, ordinando loro di lasciare il territorio nazionale senza indugi.
L'accusa formale della giunta militare
La risposta ufficiale del governo di transizione, guidato dal generale Abdourahamane Tiani, è giunta però con un tono e contenuti che vanno ben oltre la denuncia del gruppo jihadista. In una dichiarazione trasmessa dalla radio di Stato, la giunta ha infatti formulato un'accusa precisa e dirompente, sostenendo che gli sponsor reali dell'operazione non sarebbero da ricercare soltanto nelle cellule terroristiche. Secondo Niamey, i mandanti dell'assalto all'aeroporto sarebbero infatti i presidenti di Francia, Benin e Costa d'Avorio, Paesi ai quali viene imputato di avere organizzato e finanziato l'azione destabilizzante.
Il ringraziamento a Mosca e il nuovo scenario geopolitico
Nello stesso annuncio, mentre si lanciavano queste pesantissime imputazioni verso i tradizionali partner occidentali e regionali, la giunta ha voluto esprimere pubblica gratitudine alla Russia, elogiandone l'aiuto fornito durante l'attacco. Tale riferimento, sebbene non dettagliato nelle modalità operative, assume un significato politico lampante, considerata la presenza di personale militare russo nella stessa area aeroportuale. La vicenda, nel suo complesso, delinea dunque uno scontro multilivello, dove l'insicurezza generata dal terrorismo si interseca e viene strumentalizzata nel più ampio conflitto di influenza internazionale per il controllo di un Paese ricco di uranio, aprendo una fase dalle conseguenze imprevedibili per l'intero Sahel.
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