A Kiev il vertice dei "volenterosi": tregua immediata o nuove sanzioni alla Russia

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre a Mosca si celebrava il 9 maggio, anniversario della vittoria sull’Urss nella Seconda guerra mondiale, i leader occidentali – tra cui Macron, Starmer, Merz e Tusk, collegata in video anche Meloni – si sono riuniti nella capitale ucraina per il summit della Coalizione dei Volenterosi, con un obiettivo chiaro: spingere la Russia verso il tavolo dei negoziati. L’intesa raggiunta prevede un piano in quattro punti, il cui primo step è una tregua incondizionata di trenta giorni a partire da lunedì. In caso di violazioni, scatterebbero sanzioni più severe contro il Cremlino.

Zelensky, però, non nasconde lo scetticismo. «Quella di Putin è una tregua finta», ha denunciato il presidente ucraino il 10 maggio, sottolineando come i raid russi al fronte non si siano mai fermati. «Se Mosca volesse, potrebbe cessare il fuoco davvero», ha aggiunto, riferendosi agli attacchi aerei che continuano a colpire le posizioni ucraine senza che venga attivato l’allarme antiaereo. Un segnale, secondo Kiev, della doppiezza del Cremlino.

La risposta di Mosca non si è fatta attendere. Dmitrij Peskov, portavoce di Putin, ha dichiarato che la proposta verrà «valutata», pur definendo «inutile» qualsiasi tentativo di pressione. «Dobbiamo rifletterci, è una novità», ha ammesso Peskov alla Cnn, ribadendo però che toni conflittuali dall’Europa non facilitano il dialogo. Intanto, il Cremlino mantiene una posizione ambigua: da un lato, si dice aperto al confronto; dall’altro, non rinuncia alla retorica bellicista, lasciando intendere che la guerra potrebbe proseguire.

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