Giorgetti chiude la disputa con la Bce sull'oro di Bankitalia
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Redazione Interno
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Con una dichiarazione che ha il tono, ormai, di un punto fermo, il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha annunciato la fine del contenzioso con la Banca centrale europea riguardo alle riserve auree nazionali. Dopo un confronto diretto con la presidente Christine Lagarde, i cui toni erano stati descritti come franchi ma rispettosi, è stato raggiunto un accordo che permetterà l'approvazione dell'emendamento presentato in Senato, ma entro un perimetro ben definito. "A Christine Lagarde ho chiarito che era giusto che questo principio politico venisse codificato nelle leggi dello Stato italiano", ha affermato Giorgetti, chiudendo di fatto una querelle diplomatica e finanziaria che per settimane ha rischiato di inasprire i rapporti tra Roma e Francoforte.
Il percorso di un emendamento simbolico
La vicenda, che ha trasformato un dispositivo di manovra in un caso internazionale, ha avuto origine dalla proposta del capogruppo di Fratelli d'Italia al Senato, Lucio Malan, il cui testo iniziale attribuiva "allo Stato e al popolo italiano" la proprietà delle 2.452 tonnellate d'oro gestite da via Nazionale. Quel provvedimento, inserito nella legge di Bilancio che il governo è riuscito a chiudere l'11 dicembre, aveva immediatamente suscitato la reazione della Bce, la quale, non essendo stata preventivamente consultata, aveva minacciato di chiedere urgenti spiegazioni al governo italiano. La mossa, infatti, appariva in potenziale collisione con le prerogative di indipendenza dell'istituto centrale europeo sancite dai Trattati dell'Unione, un vulnus che Francoforte non intendeva ignorare.
La mediazione e il testo rivisto
La mediazione, portata avanti dal ministero dell'Economia, ha dunque imposto una sostanziale riformulazione del testo originario. L'emendamento che sarà votato, e sul cui esito non sembrano esserci più dubbi, conterrà infatti un'esplicita clausola di salvaguardia. In esso si stabilirà che le riserve auree "appartengono al Popolo Italiano", ma si ribadirà con altrettanta chiarezza che esse continueranno a essere "detenute" e "gestite" dalla Banca d'Italia nel pieno rispetto della sua autonomia e in conformità ai Trattati europei. Una precisazione, questa, voluta fortemente dalla Bce per scongiurare qualsiasi interpretazione che potesse ledere il principio cardine dell'indipendenza delle banche centrali, un pilastro dell'architettura monetaria comunitaria.
Una vittoria di principio senza conseguenze operative
Il risultato, come ammesso dagli stessi promotori, è dunque largamente simbolico e privo di immediate conseguenze operative sulla gestione del patrimonio aureo. Lo stesso Giorgetti ha definito "inutili" le polemiche scatenatesi attorno a quello che ha chiamato un "principio elementare", ovvero l'idea che l'oro posto a garanzia della moneta appartenga, in ultima istanza, alla collettività nazionale. La soddisfazione espressa da Lucio Malan si appunta proprio su questo riconoscimento formale, ottenuto senza però scalfire i delicati equilibri giuridici che vincolano l'operato di Bankitalia alle regole della Banca centrale europea e dell'Unione monetaria.




