Cremonese-Pisa, l’inferiorità numerica costa caro: Vardy e il rosso a Loyola decidono la gara
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Redazione Sport
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La partita dello Zini, almeno dal punto di vista disciplinare, ha seguito un copione che lascia poco spazio all’interpretazione. A decidere le sorti del match non è stato solo l’estrogeno offensivo di Jamie Vardy, ma una serie di frangenti arbitrali – giudicati severamente dal direttore di gara Ayroldi – che hanno progressivamente smantellato l’assetto tattico degli ospiti. Il Pisa, già in dieci uomini a causa della doppia ammonizione rimediata da Bozhinov nei pressi del cerchio di centrocampo (un fallo ai danni di Bonazzoli che non ha lasciato scampo all’arbitro), ha visto vanificare qualsiasi velleità di rimonta nella ripresa. Se l’espulsione del numero nerazzurro era arrivata al 24’ del primo tempo, la vera mazzata è arrivata nella fase centrale del secondo tempo, quando la direzione di gara è stata costretta a intervenire nuovamente per un intervento dai contorni duri.
In quel caso, il protagonista negativo è stato Loyola: un contrasto particolarmente duro ai danni di Pezzella ha spinto Ayroldi a estrarre il cartellino rosso in maniera diretta, senza passare attraverso il filtro del secondo giallo. Una decisione, questa, che ha lasciato il Pisa in nove uomini e, di fatto, ha spento sul nascere ogni tentativo di reazione da parte di una squadra già costretta a rincorrere il risultato. La violenza dell’impatto, peraltro, ha avuto conseguenze anche sul versante fisico dei padroni di casa: Pezzella, visibilmente dolorante, non ha potuto proseguire la partita, costringendo lo staff tecnico della Cremonese a sostituirlo immediatamente con Zerbin. È proprio in questa fase di estrema confusione tattica che la Cremonese ha saputo capitalizzare al meglio la superiorità numerica.
La superiorità numerica, del resto, era stata sfruttata con cinismo già nel primo tempo. A sette minuti esatti dall’espulsione di Bozhinov, Jamie Vardy ha rotto l’equilibrio con la consueta freddezza sottoporta: si è trattato del sesto centro personale in campionato per l’attaccante inglese, che prima di oggi aveva già trovato il bersaglio grosso contro Atalanta, Juventus, Bologna e Cagliari. Un gol che ha dato respiro alla squadra di Giampaolo, la quale – complice la fragilità psicologica degli avversari – ha gestito il possesso palla senza affanni, andando più volte vicina al raddoppio come nel caso delle conclusioni pericolose di Grassi e Bianchetti prima dell’intervallo.
Con il Pisa costretto a giocare in due uomini di svantaggio, la gara ha progressivamente perso quella intensità furiosa tipica delle sfida salvezza per trasformarsi in una sorta di amministrazione controllata da parte dei grigiorossi. A nulla sono serviti gli ingressi nella ripresa di Hojholt e Meister, così come il cambio di modulo voluto dalla panchina ospite per tamponare le falle. La cronaca, piuttosto povera di emozioni nella fase conclusiva (se si esclude la parata di Semper su Barbieri e l’anticipo decisivo di Angori su Zerbin), ha semplicemente certificato il declino fisico e nervoso di una compagine rimasta a lungo in balia degli eventi. La reazione d’orgoglio, insomma, non è mai arrivata.




