Marinoni: “Antinfluenzale da record, scarse adesioni per l’anti-Covid”
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Redazione Salute
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L’avvio della campagna vaccinale in Lombardia, che ha preso il via ai primi di ottobre, sta registrando numeri da primato per quanto concerne l’immunizzazione contro i virus influenzali stagionali, con oltre un milione e trentaseimila dosi somministrate in un lasso di tempo relativamente breve. Un dato, questo, che segna un incremento significativo di circa centomila unità rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, dimostrando una partecipazione massiccia, soprattutto da parte delle fasce di popolazione più anziana, gli over 65 e gli over 80, i quali stanno rispondendo con solerzia all’appello delle autorità sanitarie. A trainare questa impennata, contribuendo in maniera decisiva al risultato complessivo, sono stati i medici di medicina generale, con quasi 568mila somministrazioni, affiancati in modo rilevante dalle farmacie di comunità, che ne hanno effettuate oltre 215mila, dai pediatri di libera scelta e, in misura minore ma pur sempre consistente, dai centri vaccinali delle Aziende Socio-Sanitarie Territoriali.
Il caso di Brescia e il quadro piemontese
Un esempio lampante di questa tendenza positiva proviene dalla provincia di Brescia, dove si è già raggiunta la ragguardevole cifra di centoquarantamila immunizzati, un traguardo che colloca il territorio al secondo posto nella graduatoria regionale per numero di dosi inoculate. Questo dato, se da un lato conferma l’efficacia dell’organizzazione sul territorio, dall’altro riflette una propensione dei cittadini a proteggersi da un male stagionale che, nonostante la sua familiarità, viene percepito come una minaccia concreta. Parallelamente, anche in Piemonte la campagna, avviata il 14 ottobre, ha conosciuto un’adesione straordinaria, con più di 350mila somministrazioni effettuate nelle sole prime due settimane, a dimostrazione di come la vaccinazione, gratuita per le categorie a rischio come gli over 60, i bambini piccoli e i soggetti fragili, sia considerata uno strumento di prevenzione fondamentale.
Il dibattito scientifico sull’aggressività del virus
Proprio mentre le regioni del nord Italia raccolgono questi successi operativi, il mondo scientifico si divide in un acceso dibattito sulle caratteristiche e la potenziale virulenza del ceppo influenzale in circolazione. Da una parte, c’è chi, come il virologo Andrea Crisanti, tende a sminuire la presunta forza del virus, affermando che “non sarà forte quest'anno”, una posizione che ha immediatamente sollevato vivaci obiezioni. Matteo Bassetti, infettivologo e noto divulgatore, ha infatti replicato con toni decisi, sostenendo che “non è vero” e che, al contrario, l’esperienza australiana lascerebbe presupporre un’influenza “molta aggressiva”. Bassetti, intervenendo su Rai Radio1, ha inoltre sottolineato come dichiarazioni di quel tenore, rilasciate in “piena campagna vaccinale”, possano involontariamente scoraggiare l’adesione alla profilassi, rappresentando quindi “non è proprio una bella cosa” in un momento così delicato.
Il differente approccio verso il vaccino anti-Covid
Se l’entusiasmo per l’antinfluenzale sembra dunque indiscutibile, lo stesso non si può purtroppo affermare per la campagna di richiamo contro il Covid-19, la quale, stando alle dichiarazioni dell’assessore al Welfare della Regione Lombardia, fatica a decollare registrando “scarse adesioni”. Questo netto contrasto, che vede da un lato file alle farmacie per un vaccino e dall’altro un evidente disinteresse per l’altro, delinea un panorama complesso, dove la percezione del rischio e la stanchezza pandemica giocano un ruolo determinante nelle scelte di salute individuali. La differenza di partecipazione, così marcata, suggerisce una frattura nella strategia comunicativa e nell’approccio culturale dei cittadini verso le due diverse patologie, nonostante entrambe rappresentino un pericolo per la salute pubblica.




