Carlo Rivetti, la nipote Nina muore a 10 anni dopo una lunga malattia
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Redazione Sport
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Il lutto che ha colpito la famiglia Rivetti, profondamente radicata nel panorama imprenditoriale e sportivo italiano, porta con sé il silenzio assoluto di una perdita inaudita: quella di una bambina di dieci anni, Nina, figlia di Silvio Rivetti. La piccola, che viveva a Milano con i genitori e le sorelle, si è spenta dopo aver combattuto a lungo contro una malattia, una battaglia privata che la famiglia ha sempre custodito lontano dai riflettori, fino a quando il destino non ha imposto il suo verdetto più crudele.
Nina era la nipote di Carlo Rivetti, figura nota non solo per essere a capo del Modena Calcio ma anche per aver fondato Stone Island, marchio divenuto simbolo di un certo modo di intendere la ricerca e l’identità nel vestire. Suo padre, Silvio, ricopre la carica di vicepresidente nel club gialloblù, e proprio da quella società è arrivata la conferma di una scomparsa che lascia un vuoto incolmabile. Il Modena, attraverso una nota ufficiale, ha parlato di un “cuore spezzato” per descrivere l’atmosfera che avvolge non solo i familiari ma l’intero ambiente che gravita attorno alla squadra, costretto a fare i conti con un’assenza così prematura.
Le esequie si terranno a Milano, città dove Nina trascorreva le sue giornate insieme ai propri cari, e dove la famiglia ha scelto di vivere lontano dal clamore mediatico che talvolta accompagna i cognomi illustri. A dare ulteriore testimonianza del cordoglio che travalica i confini cittadini, è intervenuto anche il Torino Football Club, con il presidente Urbano Cairo che ha voluto esprimere la propria vicinanza “con un fraterno abbraccio” al Modena e, nello specifico, a Carlo e Silvio Rivetti, alla madre Eva, alle sorelle Sveva e Luce, e a tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscere la piccola.
Il cordoglio del calcio e la sospensione degli impegni pubblici
La società modenese, in segno di rispetto per il dolore che ha investito i propri vertici, ha deciso di sospendere tutti gli impegni pubblici in programma, un gesto che testimonia come la compattezza del club si manifesti innanzitutto nei momenti di difficoltà più profonda. Non si tratta di una semplice formalità, ma di una scelta precisa: lasciare che il silenzio e la riservatezza avvolgano una famiglia che, nonostante i ruoli di primo piano nel calcio e nell’industria, merita di elaborare il lutto senza il peso dell’esposizione pubblica.
Il mondo granata, dal canto suo, ha voluto sottolineare il legame che unisce le due realtà, ricordando come il calcio – spesso arena di rivalità e competizioni – sappia anche farsi portatore di una solidarietà autentica quando la vita colpisce con una violenza così ingiusta. L’affetto dimostrato dal Torino non è stato un messaggio di circostanza, ma un’estensione naturale di un rapporto che va oltre la semplice appartenenza sportiva.
Una famiglia segnata dal dolore
Carlo Rivetti, che ha costruito un impero partendo dall’idea di trasformare un’azienda tessile in un fenomeno culturale globale, si trova ora a confrontarsi con una perdita che nessun successo imprenditoriale può lenire. La malattia che ha strappato Nina alla sua famiglia era nota a pochi, e la sua scomparsa riporta l’attenzione sulla fragilità che si cela anche dietro le vite apparentemente più solide.
Al dolore del nonno si unisce quello del padre Silvio e della madre Eva, così come delle sorelline Sveva e Luce, costrette a crescere senza la presenza di chi, fino all’ultimo, ha lottato con la determinazione tipica di chi ha dieci anni e ancora tutta la vita davanti. I funerali milanesi rappresenteranno il momento del saluto, un’occasione che si preannuncia intima ma inevitabilmente partecipata da chiunque, nel mondo del calcio e non solo, abbia voluto manifestare la propria vicinanza.
Il racconto del lutto tra riserbo e partecipazione
L’annuncio della scomparsa, diffuso con il contagocce attraverso i canali ufficiali del Modena, ha lasciato emergere un dolore crudo, privo di fronzoli retorici. La frase “con il cuore spezzato” ha racchiuso in sé l’unica verità possibile per una famiglia che perde una figlia, una nipote, una sorella, dopo aver assistito a una lunga malattia. Non ci sono state dichiarazioni pubbliche da parte dei diretti interessati, e proprio questo silenzio ha parlato più di mille parole, restituendo la dimensione autentica di un dramma che nessuna carica istituzionale o notorietà può attutire.
Mentre Modena si stringe attorno ai suoi dirigenti, e mentre il mondo della moda e dello sport osserva con rispetto, resta il fatto di una vita spezzata troppo presto. I funerali, a Milano, chiuderanno un capitolo doloroso per la famiglia Rivetti, ma apriranno quello, infinito, del ricordo di una bambina di dieci anni che ha lasciato un segno indelebile in chi le è stato vicino.




