L’incubo salvezza continua: un Cagliari opaco affonda contro l’Udinese tra prestazione opaca e un finale incandescente
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Redazione Sport
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La matematica, si sa, non ama le mezze misure, e nemmeno le sceneggiate. Per i rossoblù di Pisacane, l’agognato punto che avrebbe trasformato la volata salvezza in un noioso adempimento burocratico resta lì, appeso a un filo, dopo lo 0-2 casalingo inflitto da un’Udinese cinica e, va detto, tutt’altro che trascendentale. L’Unipol Domus - che tanto aveva sognato una domenica di pace - si è invece ritrovata a fare i conti con una squadra spenta, incapace di scrollarsi di dosso quella mediocrità che, seppur a tratti, ne ha caratterizzato l’intera annata. C’era un’occasione d’oro, nel dettaglio, per chiudere il discorso davanti ai propri sostenitori; eppure, alla resa dei conti, i sardi si sono inchinati agli ospiti, i quali, venuti in Sardegna quasi solo per onor di firma, hanno infilato due reti senza mai particolari affanni.
Disattenzioni letali e un rigore svanito nel nulla
Se il primo tempo si era chiuso a reti bianche, non si era certo trattato di noia, bensì di una palese difficoltà nel concretizzare la supremazia territoriale. I tentativi di Gaetano e Folorunsho, seppur generosi, si sono infranti contro la retroguardia friulana, con l’episodio chiave che è arrivato poco dopo la mezz’ora. L’arbitro Dionisi, dopo aver concesso un penalty per un tocco di mano di Karlstrom, è stato prontamente richiamato al Var, annullando la decisione e scatenando le proteste dei padroni di casa. Una doccia fredda che i cagliaritani hanno faticato a digerire. Nella ripresa, poi, la vendetta è stata amarissima: al 56’, Kamara, complice una dormita della retroguardia, ha servito a Buksa il pallone del vantaggio, un assist che il polacco non ha sprecato. Un gol preso al culmine di un forcing sterile, la classica doccia gelata che in serie A, specialmente per chi lotta per non affondare, costa carissima.
La svolta razzista: Davis, Dossena e il caos del finale
Ma è nel caldo finale di una partita ormai segnata che si è consumata la vera e propria bufera extra-calcistica. Il risultato languiva sullo 0-1, quando la partita è stata improvvisamente sospesa: Davis, l’attaccante dell’Udinese, ha perso la bussola. Il giocatore, visibilmente scosso, ha richiamato l’attenzione del direttore di gara per denunciare – stando a quanto trapelato – insulti provenienti dal diretto marcatore Dossena e dal settore dello stadio. Il tutto mentre il gioco era fermo per alcuni minuti. La tensione è esplosa in maniera plastica: Davis, irrefrenabile e furioso contro l’avversario, ha innescato un parapiglia che ha visto capitan Karlstrom fare da scudo e il tecnico Runjaic alzare bandiera bianca in conferenza: "Non so cosa sia successo - ha detto - ma certamente il finale non è stato bello. Ne parleremo quando saremo più tranquilli". L’arbitro, a sua volta, dopo aver inizialmente ammonito Davis, ha compreso la delicatezza dell’accusa e revocato il provvedimento, limitandosi a registrare quanto accaduto.
Le voci dallo spogliatoio: "Parole che feriscono" e la difesa di Dossena
Mentre dalla panchina udinese trapelava un silenzio a dir poco imbarazzato, dalle dichiarazioni rilasciate a caldo emergono i contorni sempre più nitidi dell’accusa. Il capitano bianconero, Jesper Karlstrom, ha rotto il ghiaccio senza usare giri di parole, affermando senza mezzi termini: "Ci sono stati insulti razzisti. È incredibile che succeda ancora oggi". Parole che gettano un’ombra pesantissima su quanto avvenuto. Sul fronte opposto, il portiere del Cagliari, Elia Caprile, ha preferito glissare sull’episodio: "Non so cosa sia successo nello specifico, ero in porta e lontano dai fatti". Tuttavia, ha scelto la linea della difesa ad oltranza per il compagno Dossena, ribadendo il clima di fiducia che aleggia nello spogliatoio. Il tecnico di casa, Pisacane, ha corroborato questa versione: "Credo ciecamente in Alberto come uomo. Mi ha detto che non è successo nulla di grave, solo normali scaramucce da campo". La giustizia sportiva, a questo punto, si troverà a dover valutare il referto arbitrale: se gli insulti venissero provati, per Dossena scatterebbe una squalifica pesante da dieci giornate; se invece a essere incriminati fossero i cori provenienti dagli spalti, per la società sarda arriverebbe una multa salata.




