Londra più vicina all’Europa: un’alleanza militare in risposta a Trump
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Redazione Esteri
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L’accelerazione del conflitto in Ucraina ha spinto l’Europa a ripensare la propria difesa comune, portando alla luce un’ipotesi che fino a poco tempo fa sembrava impensabile: un fondo ad hoc per finanziare lo sforzo militare, che coinvolga non solo i paesi dell’Unione Europea ma anche il Regno Unito. “L’idea è quella di creare strumenti esterni al bilancio comunitario, non strettamente legati all’Ue, per rispondere alle esigenze attuali”, spiega Antonio Missiroli, senior advisor dell’Ispi ed ex assistente al segretario generale della Nato. Una proposta che, sebbene ancora in fase di discussione, segna un punto di svolta nelle relazioni tra Londra e Bruxelles, soprattutto alla luce delle recenti tensioni transatlantiche.
L’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca ha infatti accelerato un processo già in corso, spingendo l’Europa a correre ai ripari. Con gli Stati Uniti sempre meno interessati a garantire la sicurezza del Vecchio Continente, la minaccia russa – percepita come esistenziale da molte cancellerie europee – ha reso inevitabile un riavvicinamento tra Regno Unito e Ue. Nonostante le dichiarazioni ambigue di Trump, che in più occasioni ha sottolineato la volontà di ridurre l’impegno americano in Europa, Mosca rimane un avversario temibile, capace di influenzare gli equilibri globali, come dimostrato dal recente allineamento tra Washington e il Cremlino in Consiglio di sicurezza Onu sul voto riguardante l’Ucraina.
In questo contesto, Londra si è ritrovata a giocare un ruolo centrale. Dopo essere stata umiliata da Trump e aver subito il ribaltamento delle relazioni transatlantiche, l’Europa ha deciso di concentrarsi sul futuro di Kiev, trovando nel Regno Unito un interlocutore privilegiato. Con il voto tedesco superato e il probabile cancellierato di Friedrich Merz, pronto a sostenere lo sforzo comune, Bruxelles e le capitali europee stanno accelerando i piani per una difesa condivisa. Tra i progetti più discussi c’è l’ipotesi di una “banca del riarmo”, un istituto dedicato al finanziamento delle spese militari, che potrebbe rappresentare una risposta concreta alle pressioni esterne.




