Casco da 800 euro salva ciclista investito a Lanzo Torinese: la testimonianza della moglie

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Redazione Interno Redazione Interno   -   «Quel casco era costato 800 euro, mi sembrava una spesa eccessiva, tanto che non volevo che mio marito lo comprasse. Oggi, invece, non posso che ringraziare che lo abbia fatto: gli ha salvato la vita». Sono queste le parole della moglie di Sabatino Terracciano, uno dei due ciclisti rimasti gravemente feriti nel corso del drammatico episodio di violenza stradale avvenuto sabato 8 agosto a Lanzo Torinese, in Piemonte.

La donna, intervistata dalle pagine locali de La Stampa, ha raccontato come l'accessorio, inizialmente giudicato un acquisto superfluo e costoso, si sia rivelato determinante per scongiurare il peggio durante l'impatto con l'auto condotta da un uomo di 73 anni. Il casco, spiega, si è letteralmente spaccato a metà sotto la violenza dell'urto, ma ha assorbito gran parte della forza del colpo, preservando l'incolumità del marito.

Una testimonianza che riporta l'attenzione sulla fragilità dei ciclisti lungo le strade italiane e sull'importanza, spesso sottovalutata, dei dispositivi di protezione individuale, anche quando il loro costo può sembrare proibitivo.

La dinamica dell'aggressione stradale

Secondo quanto emerso dalle prime ricostruzioni investigative, i fatti risalgono alla mattinata di sabato, quando un gruppo di ciclisti stava pedalando lungo le strade che collegano Lanzo Torinese a Coassolo. Dopo una sosta per un caffè, il gruppo aveva ripreso la marcia, procedendo a velocità ridotta e occupando in parte la carreggiata per via della conformazione della strada e della presenza di altri mezzi.

In quel frangente, un'automobile condotta da un settantenne del posto avrebbe affiancato il gruppo, con il conducente che avrebbe iniziato a urlare insulti e improperi contro i ciclisti, lamentandosi della loro presenza sulla carreggiata. Alcuni dei componenti del gruppo, in reazione a quelle offese, avrebbero alzato un braccio verso l'auto, un gesto che l'automobilista avrebbe interpretato come una provocazione, spingendolo a compiere una manovra pericolosa e volontaria ai loro danni.

Il duplice investimento e il ricovero al Cto

L'episodio, tuttavia, non si è esaurito con un semplice gesto di rabbia. Secondo le testimonianze raccolte dai carabinieri, il conducente ha dapprima investito il gruppo di ciclisti, per poi, dopo aver fatto inversione di marcia, tornare indietro e colpire nuovamente alcuni di loro, che nel frattempo si erano fermati per prestare soccorso ai compagni a terra. In tutto, il bilancio è di quattro ciclisti feriti, due dei quali sono stati trasportati d'urgenza all'ospedale Cto di Torino.

Tra questi, Sabatino Terracciano e un altro ciclista le cui condizioni, sebbene serie, non desterebbero al momento preoccupazione per la vita, anche grazie all'intervento tempestivo dei soccorsi. Il 73enne alla guida dell'auto, un abitante della zona, è stato sottoposto agli arresti domiciliari in attesa delle decisioni del giudice.

Nel corso dei primi interrogatori, l'uomo avrebbe chiesto perdono per quanto accaduto, cercando di giustificare il suo gesto come una reazione a una presunta mancanza di rispetto da parte dei ciclisti, una tesi che tuttavia non trova riscontro nelle dichiarazioni dei testimoni e nei rilievi effettuati dalle forze dell'ordine.

La sicurezza in montagna e il dibattito sulle strade

Il grave episodio ha riaperto il dibattito sulla sicurezza dei ciclisti, specialmente nei territori montani dove le strade, spesso strette e tortuose, diventano teatro di frequenti incidenti e di tensioni tra automobilisti e appassionati delle due ruote. Il presidente dell'Uncem, l'Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani, Marco Bussone, ha commentato l'accaduto sottolineando la necessità di un cambio culturale profondo, che vada oltre la semplice introduzione di nuove norme.

«Una legge non basta, occorre costruire un'altra cultura del ciclismo», ha dichiarato Bussone, richiamando l'attenzione sul valore dello spazio condiviso e sul rispetto reciproco tra tutti gli utenti della strada. L'investimento volontario di un automobilista, che ha trasformato la rabbia in un atto deliberato di violenza, rappresenta per Bussone un sintomo preoccupante di una deriva che non può essere liquidata come l'atto di un singolo, ma che richiede un intervento più ampio sulla convivenza civile e sulla percezione della mobilità dolce come risorsa e non come ostacolo.

L'inchiesta e gli sviluppi giudiziari

Le indagini sono ora condotte dalla Procura di Torino, che ha aperto un fascicolo per lesioni gravissime e tentato omicidio, ipotesi quest'ultima che potrebbe essere aggravata dalla volontarietà della condotta e dal raddoppio dell'investimento. Gli inquirenti stanno acquisendo i filmati delle telecamere di sorveglianza presenti nella zona e stanno ascoltando ulteriori testimoni per ricostruire con esattezza la sequenza dei fatti.

La posizione del 73enne, assistito da un legale, potrebbe aggravarsi ulteriormente se le perizie tecniche e le testimonianze dovessero confermare la piena consapevolezza del conducente nell'aver investito i ciclisti per una seconda volta, un gesto che trasforma un incidente stradale in un'aggressione premeditata.

Nel frattempo, la comunità ciclistica locale si è mobilitata per esprimere solidarietà ai feriti e per chiedere maggiore attenzione da parte delle istituzioni, mentre il caso di Terracciano, salvato dall'accessorio che la moglie non avrebbe voluto acquistare, resta il simbolo di una sicurezza che passa anche e soprattutto dalla prevenzione individuale.

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