Gaza, attacco all’umanità: la Giordania condanna, Israele intensifica le operazioni
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Redazione Esteri
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«Un attacco contro l’umanità che va immediatamente fermato». Con queste parole, il ministro dell’Informazione giordano ha descritto i bombardamenti israeliani sulla Striscia di Gaza, riprendendo una retorica che raramente si era sentita da parte di un rappresentante di un Paese che, come la Giordania, intrattiene da decenni rapporti diplomatici stabili con Israele. La violazione della tregua firmata a Doha il 17 gennaio tra Israele e Hamas ha scatenato una reazione inaspettata, che mette in luce la gravità di una situazione ormai al limite.
La Giordania, che nel 1994 ha siglato con Israele uno storico accordo di pace, ha condannato senza mezzi termini l’escalation militare, definendola «brutale e aggressiva». Un tono che riflette non solo la preoccupazione per le vittime civili, ma anche la consapevolezza che il conflitto rischia di destabilizzare ulteriormente un’area già fragile.
Intanto, il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha lanciato un ultimatum alla popolazione di Gaza, esortandola a collaborare per la liberazione degli ostaggi ancora nelle mani di Hamas. In un video diffuso nelle ultime ore, Katz ha avvertito che «l’evacuazione dalle zone di battaglia ricomincerà presto», aggiungendo che, se le richieste israeliane non saranno soddisfatte, «Israele agirà con forze che non avete ancora conosciuto». Un messaggio che, oltre a ribadire la determinazione del governo Netanyahu, sembra voler incrinare il sostegno popolare a Hamas, offrendo ai civili una via d’uscita dalla spirale di violenza.
Nel frattempo, il bilancio delle vittime continua a crescere. Due dipendenti delle Nazioni Unite sono rimasti uccisi in un raid israeliano che ha colpito un edificio dell’Onu a Deir El Balah, nella Striscia di Gaza centrale. Le vittime, appartenenti all’Ufficio delle Nazioni Unite per i servizi di progetto (Unops) e al Mine Action Service (Unmas), si aggiungono ai numerosi civili caduti negli scontri. Hamas aveva inizialmente annunciato un morto e quattro feriti nello stesso attacco, mentre le forze israeliane (Idf) hanno smentito di aver preso di mira intenzionalmente la struttura.
A Gerusalemme, intanto, centinaia di cittadini israeliani hanno manifestato davanti alla Knesset, il parlamento israeliano, per chiedere la fine delle ostilità. «Si fa la guerra per biechi interessi politici», hanno gridato i manifestanti, accusando il governo di anteporre calcoli elettorali alla sicurezza dei cittadini. «Solo con i negoziati e un accordo potremo liberare gli ostaggi», hanno aggiunto, sottolineando come la strada della diplomazia sia l’unica percorribile per porre fine a un conflitto che, altrimenti, rischia di trascinarsi ancora a lungo.




