Deepfake e voci clonate, la nuova geografia dell’inganno: da Caressa a Efrikian, come i vip diventano esche
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Redazione Cultura e Spettacolo
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C’è un video, su TikTok, che mostra un finto Fabio Caressa intento a promuovere un casinò online; a guardarlo bene, però, il volto appare innaturalmente statico, le espressioni sono legnose e la voce – metallica, quasi priva di inflessioni – tradisce l’origine artificiale di quell’intera sequenza. Il telecronista, insomma, è stato “ricostruito” con tecniche di deepfake, e il filmato (diviso in due parti: sopra, le classiche slot machine; sotto, un Caressa dalle fattezze rigide, infilato in una maglietta dal gusto quantomeno discutibile) viene spinto come contenuto sponsorizzato, innescando così un meccanismo di frode che non è affatto nuovo, ma che proprio nella sua iterazione tecnologica trova oggi un nuovo, inquietante vigore.
La credibilità in prestito: Gabanelli, Ranucci, Draghi e il denaro sparito
Qualche giorno prima che il falso Caressa facesse il giro del web, un’intervista pubblicata da Rai News il 13 marzo raccontava una storia analoga: una persona, dopo aver visto un video dove Milena Gabanelli – impegnata in un finto Porta a Porta – dispensava consigli finanziari, si era fidata e aveva perso tutto. Non si tratta di un caso isolato. Il raggiro, collaudatissimo a livello internazionale, sfrutta volti noti per costruire una patina di affidabilità: la premier Giorgia Meloni, l’ex capo dei Servizi Elisabetta Belloni, Mario Draghi, l’economista Lucrezia Reichlin, lo scrittore Antonio Scurati e una serie di giornalisti tra cui Sigfrido Ranucci, Enrico Mentana e la stessa Gabanelli sono diventati, loro malgrado, testimonial di piattaforme inesistenti o illegali. Nessuno di loro ha mai prestato il consenso, eppure le loro immagini viaggiano accanto a loghi di casinò e promesse di guadagni facili.
La voce del nipote, il panico e i cinquemila euro consegnati a uno sconosciuto
Non sempre, però, la truffa sfrutta il deepfake visivo. A volte – ed è forse ancora più subdolo – si affida alla clonazione vocale. Laura Efrikian, ospite a "La volta buona", ha raccontato di essere stata contattata da un uomo che, modificando la propria voce, l’aveva fatta sembrare identica a quella di suo nipote Jacopo (figlio di Marco Morandi). Il malvivente, simulando un’emergenza, le aveva chiesto soldi con urgenza. Presa dal panico, convinta che ci fosse un problema reale, l’attrice ha consegnato a un ragazzo presentatosi a casa sua circa cinquemila euro. “Io non ho ragionato con il cervello, sono andata in tilt”, ha detto. Il denaro, nella sua testa, sarebbe servito al figlio Marco.
Dalla paura alla fiducia tradita: il meccanismo che non usa più solo il denaro
Proprio Marco Morandi, intervenuto nello stesso programma condotto da Caterina Balivo, ha poi ricostruito il raggiro dal suo punto di vista: “Le hanno telefonato usando il nome di uno dei miei figli, Jacopo, dicendo che io avevo bisogno di soldi”. E così, per salvare lui, sua madre si è fidata di una sconosciuta. Il meccanismo, sempre più frequente, non punta più soltanto all’avidità o all’ingenuità finanziaria, ma fa leva su un sentimento primario e potentissimo: la paura per un familiare in difficoltà. Le indagini, in questi casi, si scontrano con la natura digitale del reato – identità false, numeri virtuali, tracce labili – e con la difficoltà di risalire agli esecutori materiali, spesso organizzati in reti transnazionali che agiscono con un bassissimo rischio di essere identificati.




