Le presidi in tv vincono la sfida del pubblico, tra storie vere e finzione

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il piccolo schermo, che da sempre attinge alla realtà per costruire storie avvincenti, ha trovato nelle figure delle dirigenti scolastiche un terreno narrativo particolarmente fertile, come dimostra il successo di due fiction trasmesse in prima serata sulle reti generaliste. Se da un lato, infatti, "La Preside" su Rai 1 racconta, pur con le libertà narrative del caso, l'esperienza reale di Eugenia Carfora nell'istituto di Caivano, dall'altro "A testa alta" su Canale 5 affronta, attraverso il personaggio interpretato da Sabrina Ferilli, un tema di stringente attualità come il revenge porn. Il pubblico, che spesso è restio ad abbandonare formule narrative collaudate, ha invece dimostrato di appregnare queste proposte, seguendole con un interesse che va al di là della semplice curiosità, segnalando forse un bisogno di storie che, pur nella finzione, sappiano parlare di impegno civile e di battaglie quotidiane.

Una finzione che divide: la replica del sindaco di Caivano

Proprio il legame con la realtà, tuttavia, può generare reazioni contrastanti, soprattutto quando la trasposizione televisiva tocca temi sensibili e territori complessi. Non è un caso che il sindaco di Caivano, Antonio Angelino, abbia voluto precisare, dopo la messa in onda della prima puntata de "La Preside", che "quella Caivano non esiste", sottolineando così il divario inevitabile tra una ricostruzione drammaturgica, per quanto ispirata a fatti veri, e la complessità stratificata di un contesto reale. La serie, che ha per protagonista Luisa Ranieri nei panni di una dirigente decisa a riscattare una scuola in un'area difficile, si basa sull'operato concreto di Eugenia Carfora, la quale, all'istituto professionale Francesco Morano nel Parco Verde, ha combattuto la dispersione scolastica provando a sottrarre i giovani alle influenze criminali. Una vicenda, questa, che la fiction rielabora accentuandone gli aspetti eroici e drammatici, come è nella sua natura.

La forza di una storia vera: Eugenia Carfora e la scuola di frontiera

Al di là delle polemiche, che spesso accompagnano le produzioni di questo genere, resta il fatto che il nucleo narrativo più potente è offerto proprio dalla storia autentica di Carfora, una preside di frontiera che ha trasformato un incarico considerato da molti poco ambito in una missione di riscatto sociale. La sua battaglia, condotta con una determinazione che non ha ceduto alle difficoltà oggettive del territorio, ha ridato speranza e prospettive a molti minori, dimostrando come l'istruzione possa rappresentare un'ancora di salvezza e un'alternativa concreta a percorsi devianti. La fiction, scegliendo di dare volto a questa esperienza, ha quindi il merito di portare all'attenzione di un vasto pubblico un modello positivo di dedizione, sebbene il medium televisivo tenda inevitabilmente a semplificare e drammatizzare le sfide di un lavoro così delicato e continuativo nel tempo.

Narrazioni diverse per due modelli di preside

Il parallelo tra le due serie, tuttavia, evidenzia approcci narrativi distinti: da una parte si opta per un radicamento in una vicenda realmente accaduta, dall'altra si utilizza la scuola come palcoscenico per trattare un fenomeno sociale ampio e moderno come la violenza digitale. Mentre Luisa Ranieri interpreta una dirigente la cui forza deriva dalla sua aderenza a un prototipo reale, seppur romanzato, Sabrina Ferilli veste i panni di una preside la cui battaglia, sebbene plausibile, nasce principalmente da un'esigenza di sceneggiatura. Entrambe le attrici, comunque, restituiscono l'immagine di donne determinate e capaci di guidare non solo un'istituzione scolastica ma anche un cambiamento, incarnando due diverse declinazioni di un ruolo che in televisione sta vivendo una fase di grande popolarità, dopo quella dei professori, a testimoniare una rinnovata attenzione per il mondo della scuola e per le sue figure di riferimento.

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