Ballistic Moon cessa di esistere: ufficiale lo scioglimento dello studio che firmò il remake di Until Dawn
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Il destino di Ballistic Moon, lo studio di sviluppo britannico a cui si deve la recente riedizione di Until Dawn, è stato infine suggellato dalla burocrazia. Come emerge dai documenti depositati presso il governo del Regno Unito, e precisamente con una Final Gazette notificata nel febbraio del 2026, la società è stata ufficialmente sciolta, cancellando di fatto ogni sua esistenza legale. Una fine silenziosa, quella del team con sede nel Regno Unito, priva di comunicati ufficiali o di quei messaggi di commiato che spesso accompagnano il naufragio di iniziative imprenditoriali nel settore creativo; nessuna dichiarazione è giunta dai suoi fondatori né, tantomeno, da Sony, che pure aveva pubblicato il loro unico, discusso Titolo.
Fondato nel 2019 da Duncan Kershaw, Neil McEwan e Chris Lamb – nomi che provenivano dall'esperienza maturata in Supermassive Games, la software house madre del Until Dawn originale del 2015 – Ballistic Moon aveva raccolto l'eredità di un certo modo di intendere l'horror interattivo, puntando su narrazioni ramificate e tensione cinematografica. La loro opera prima, e come il tempo ha dimostrato anche ultima, è stato proprio il remake dell'opera che aveva reso celebre i loro ex datori di lavoro: un'operazione nostalgia, uscita nell'ottobre del 2024 su PlayStation 5 e PC, che avrebbe dovuto aggiornare l'esperienza di gioco per una nuova generazione di utenti.
Un debutto difficile tra performance tecniche e accoglienza tiepida
L'operazione, tuttavia, non ha sortito gli effetti sperati. Nonostante l'utilizzo di tecnologie più avanzate e un comparto visivo oggettivamente migliorato, la critica specializzata ha riservato all'opera un'accoglienza quanto meno altalenante, con voti medi che si attestavano intorno al 70 su Metacritic, un punteggio che, per un rifacimento di un titolo così iconico, suonava come una mezza delusione. A pesare, secondo le analisi, erano scelte progettuali non sempre condivise, come la revisione dell'angolazione di camera in favore di una visuale più classica sopra la spalla, un prezzo di lancio ritenuto eccessivo (59,99 dollari) e una condizione tecnica al day one non perfettamente levigata, con bug e problemi di performance che minavano l'immersione. I dati di mercato, d'altronde, non mentivano: si vociferava che il numero di giocatori contemporanei su Steam non avesse superato le poche migliaia di unità, una cifra persino inferiore a quella di altri prodotti notoriamente considerati insuccessi commerciali per PlayStation, come Concord.
Licenziamenti a cascata e l'assenza di supporto post-lancio
La parabola discendente di Ballistic Moon, in realtà, aveva iniziato a manifestarsi ben prima della certificazione ufficiale di scioglimento. Già nel settembre del 2024, a poche settimane dall'uscita del gioco, una prima ondata di licenziamenti aveva colpito lo studio, allontanando una quarantina di dipendenti. Una seconda riduzione del personale, con una ventina di ulteriori tagli, si era verificata nel dicembre dello stesso anno, sollevando più di un interrogativo sul futuro stesso della società e sulla sua capacità di garantire quel supporto post-lancio che un prodotto complesso come un videogioco moderno richiede. Le patch correttive, necessarie per sanare i difetti segnalati dagli utenti, hanno tardato ad arrivare o non sono mai state implementate in maniera completa, lasciando presagire che dietro lo studio non ci fosse più nessuno in grado di scrivere codice. Già nel marzo del 2025, testate come Insider Gaming avevano raccolto voci di corridoio che parlavano di uno studio “di fatto chiuso”, con i soli fondatori e pochissimi altri a presidiare una nave che stava inesorabilmente affondando.
La pratica di scioglimento, avviata formalmente lo scorso 11 novembre con la presentazione dei primi documenti e proseguita nei mesi invernali con gli adempimenti burocratici del caso, ha semplicemente messo nero su bianco ciò che era già sotto gli occhi di molti. La carriera di Ballistic Moon si chiude così, dopo un solo progetto e una manciata di anni di attività, diventando l'ennesimo tassello di un'industria, quella videoludica, che spesso non lascia scampo nemmeno a chi proviene da blasonate scuole di pensiero.
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