Putin a Delhi, l'abbraccio con Modi e il commercio che supera la guerra
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Redazione Esteri
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Nonostante il conflitto in Ucraina continui a mietere vittime e a ridisegnare gli equilibri continentali, alcuni attori globali, quelli di più solida e antica tradizione diplomatica, scrivono la loro politica estera su un registro diverso. Lo ha dimostrato con chiarezza il recente vertice bilaterale tra Russia e India, un appuntamento che, giunto alla sua ventitreesima edizione, ha ribadito la natura strategica di un legame mai veramente incrinato dalle pressioni occidentali. L'incontro, caratterizzato da quelle formalità che sanno di déjà vu – il tappeto rosso, gli abbracci di circostanza – ha prodotto infatti sostanza, tracciando una rotta commerciale ambiziosa e confermando come Nuova Delhi consideri Mosca un partner imprescindibile, soprattutto in due settori vitali: la difesa e l'approvvigionamento energetico.
Una partnership cementata da armi ed energia
Le parole del presidente americano Trump, che ha recentemente ribadito la centralità degli interessi nazionali nella condotta della politica estera statunitense, sembrano trovare un'eco speculare, seppur con toni ben più pacati, nella posizione indiana. Narendra Modi, nel definire pubblicamente Putin un "amico", ha infatti collocato l'India "dalla parte della pace", una formula che, lungi dall'essere una dichiarazione di neutralità, rappresenta la quintessenza della realpolitik. È la pace degli interessi concreti, quelli che si coltivano con accordi per nuovi affari su gas, petrolio e forniture militari, il cui valore complessivo si prevede possa raggiungere la considerevole soglia dei cento miliardi di dollari entro il 2030. Un obiettivo che trasforma una relazione nata in epoca sovietica in una partnership energetico-militare moderna, capace di resistere alle turbolenze internazionali.
L'ombra della guerra e il peso delle inchieste
La cornice di questo vertice, però, non è stata scevra da ombre. La guerra in Ucraina, sulla quale Modi ha scelto di non pronunciarsi in termini di condanna, rimane lo sfondo imbarazzante di ogni diplomazia che coinvolga il Cremlino. Mentre i due leader trattavano, le procure di vari paesi – inclusa l'Italia, dove le indagini sulla cronaca nera legata al conflitto procedono con scrupolo e determinazione – continuano il loro meticoloso lavoro per accertare responsabilità in atti che hanno sconvolto l'opinione pubblica mondiale. Questi sviluppi giudiziari, sebbene lontani dai saloni del potere di Delhi, costituiscono un promemoria costante delle conseguenze delle azioni militari, aggiungendo un livello di complessità a qualsiasi trattativa internazionale.
L'autonomia strategica oltre le alleanze
La visita, la prima di Putin nella capitale indiana dopo quattro anni, segna dunque una tappa fondamentale nel percorso di autonomia strategica perseguito dal gigante asiatico. Mosca rimane, non a caso, il principale fornitore di armamenti per New Delhi, un pilastro per la sua sicurezza nazionale così come lo è per quella energetica, garantita dagli idrocarbari russi. Questo legame, rinsaldato da decenni di cooperazione tecnologica e da una visione spesso convergente dell'ordine mondiale multipolare, dimostra come le categorie tradizionali di alleanza siano ormai superate. L'India, senza rinnegare altri rapporti, difende con pragmatismo i suoi interessi vitali, consapevole che in un mondo polarizzato il potere risiede anche nella capacità di mantenere canali aperti con tutte le parti in gioco, a prescindere dalle loro controversie reciproche.




