La visita di Putin a Delhi cementa l'asse strategico, nonostante le pressioni
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Redazione Esteri
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In un momento di tensioni globali, il vertice tra il presidente russo Vladimir Putin e il primo ministro indiano Narendra Modi a Nuova Delhi ha prodotto, come annunciato dai due leader, un chiaro obiettivo economico: portare il volume degli scambi commerciali bilaterali a 100 miliardi di dollari entro il 2030. Un traguardo ambizioso che segnala, al di là delle dichiarazioni ufficiali, l'intenzione di rendere "resilienti" i rapporti tra Mosca e Delhi, qualità sottolineata in dichiarazione congiunta per descrivere una partnership che resiste deliberatamente a quelle che vengono definite "pressioni esterne", in un chiaro riferimento alle crescenti sollecitazioni occidentali volte a isolare la Russia.
Il tono della propaganda oltre i dossier economici
La cornice dell'incontro, tuttavia, ha offerto segnali politici ancor più eloquenti dei numeri, rivelando una sintonia che trascende la mera cooperazione commerciale. Uno di questi, particolarmente stridente, è arrivato da un cartone animato trasmesso da un canale televisivo statale indiano, nel quale le figure di Putin, Modi e del presidente degli Stati Uniti Donald Trump venivano ritratte in una chiave encomiastica, soprattutto verso il leader del Cremlino, in un prodotto giudicato da molti osservatori come apertamente propagandistico. Questo episodio, per quanto possa sembrare marginale, illumina senza mezzi termini il clima di sostegno mediatico costruito attorno alla visita, suggerendo quanto sia profonda la convergenza strategica tra i due paesi, al punto da permeare anche i messaggi rivolti all'opinione pubblica interna.
Il confronto sulla guerra e il ruolo indiano
Al centro dei colloqui non poteva mancare il conflitto in Ucraina, tema sul cui scacchiere l'India cerca di mantenere un delicato equilibrio. Putin ha ringraziato pubblicamente Modi per gli "sforzi profusi per la pace", rivelando nel contempo di aver discusso le iniziative diplomatiche che la Russia sta portando avanti insieme ad altri partner, menzionando esplicitamente gli Stati Uniti. Da parte sua, il primo ministro indiano ha precisato la posizione del suo governo con una formula che cerca di superare la definizione di neutralità: "L'India non è neutrale, è dalla parte della pace". Una dichiarazione che, mentre ribadisce l'invariato sostegno di Delhi a una soluzione nata dal dialogo e dalla diplomazia, implicitamente distanzia la sua approvazione da qualsiasi ulteriore escalation militare, senza però condannare esplicitamente l'aggressore.
Un partenariato destinato a durare
L'insieme di questi elementi – dall'obiettivo economico decennale al linguaggio politico coordinato, fino alla narrazione mediatica favorevole – delinea i contorni di un'alleanza solida e pluridimensionale. Essa sembra progettata per durare e per garantire vantaggi reciproci ben precisi: alla Russia un partner economico e politico di peso nel continente asiatico, capace di ammortizzare le sanzioni occidentali; all'India una fonte storica e affidabile di approvvigionamento energetico e militare, oltre che un alleato nel complicato equilibrio di potere con la Cina. Le dinamiche di questa relazione dimostrano come, nonostante le polarizzazioni internazionali, gli interessi nazionali continuino a tracciare percorsi autonomi e spesso divergenti dalle aspettative delle grandi potenze tradizionali.




