Putin e Modi rinsaldano l'asse tra Mosca e Nuova Delhi, nonostante i dazi di Trump
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
In un clima internazionale che, come definito dai diretti interessati, si presenta «complessissimo, teso e incerto», il vertice tra il presidente russo Vladimir Putin e il primo ministro indiano Narendra Modi a Nuova Delhi ha prodotto un chiaro messaggio di resilienza. I due leader, attraverso una dichiarazione congiunta, hanno sottolineato come i legami bilaterali resistano alle pressioni esterne, in un chiaro riferimento alle politiche commerciali dell'amministrazione statunitense guidata dal presidente Donald Trump. Quest'ultimo, infatti, aveva imposto alla fine di agosto dazi del 50% all'India, accusandola di sostenere lo sforzo bellico russo, una mossa che però non sembra aver scalfito la determinazione di Nuova Delhi a mantenere salda la sua storica partnership con Mosca.
Un obiettivo economico ambizioso nonostante le tensioni
Al di là delle dichiarazioni di facciata, il cuore dell'incontro è stato di natura economica, con l'annuncio di un accordo che punta a portare il volume degli scambi commerciali fino a 100 miliardi di dollari entro il 2030. Un traguardo ambizioso, che passa inevitabilmente attraverso la cooperazione nel settore energetico e in quello della difesa, pilastri tradizionali di una relazione che, nel corso degli anni, ha visto l'India diventare un acquirente cruciale per il petrolio e le armi russe. L'incontro, durato due giorni e costellato da cerimonie ufficiali – come la deposizione di una corona di fiori al memoriale di Gandhi –, segna simbolicamente la fine di qualsiasi tentativo di isolare Mosca a livello globale, dimostrando come la Russia possa ancora contare su partner di peso.
Lo scenario ucraino come sfondo costante
Sullo sfondo dei colloqui, come una presenza costante, si è stagliata la guerra in Ucraina, giunta al suo millletrecentottantunesimo giorno. Putin, nel corso della sua visita, non ha ceduto di un millimetro sulla propria posizione, rivendicando ancora una volta l'obiettivo di «prendere tutto il Donbass» e intimando a Kiev il ritiro dalle regioni orientali, minacciando altrimenti una loro liberazione con la forza. Affermazioni che giungono dopo quello che è stato descritto come un “fumata nera” nei negoziati tra Mosca e Washington, e mentre procedono, in sedi separate come Miami, nuovi round di colloqui tra rappresentanti ucraini e statunitensi. Il presidente russo ha commentato la posizione di Trump definendolo «sincero», ma ha comunque bollato l'espansione verso est della Nato come una minaccia ineludibile, lasciando intendere quanto sia complicato raggiungere un accordo.
Un partenariato strategico che ridefinisce gli equilibri
L'alleanza strategica tra Russia e India, dunque, si dimostra un fattore geopolitico di primaria importanza, capace di influenzare gli equilibri non solo in Asia ma anche nel contesto del conflitto europeo. La capacità di Nuova Delhi di mantenere una linea autonoma, bilanciando le sue relazioni con Washington e con Mosca, le conferisce un ruolo di mediazione e di attore indispensabile. Gli abbracci e le strette di mano tra Putin e Modi, più che una semplice formalità, rappresentano la materializzazione di un calcolo politico ed economico preciso: per la Russia, è una via d'uscita dalle sanzioni; per l'India, è la garanzia di approvvigionamenti vitali e uno spazio di manovra in un mondo sempre più polarizzato. Un asse che, resilientemente, si adatta alle tempeste esterne.




