Trump e Orbán rinsaldano l'asse, mentre Pokrovsk resiste

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L'incontro alla Casa Bianca tra Donald Trump e il premier ungherese Viktor Orbán, il quale è tornato a Washington con quanto agognava, ha prodotto non solo l'esenzione, concessa per un anno, dalle sanzioni per l'acquisto di petrolio russo ma anche una serie di intese che vanno ben oltre la questione energetica. Una deroga che, in un primo momento, lo stesso presidente americano aveva affermato di non voler concedere, come dichiarato a bordo dell’Air Force One di ritorno dal recente tour asiatico, lasciando intendere un iniziale scetticismo. L'esito dell'incontro, punteggiato da elogi pubblici, segna dunque una significativa inversione di rotta, la quale consolida un'alleanza strategica che l'Europa osserva con crescente apprensione, data la capacità di Orbán di porsi di traverso alle iniziative comunitarie più sensibili, compreso il sostegno a Kiev.

Gli accordi oltre il greggio

Il cuore degli accordi siglati, che alcuni definiscono multimilionari, batte attorno a due settori cruciali: l'energia e il militare. Da un lato, la Westinghouse Electric Company e il MVM Group ungherese hanno stipulato una partnership storica concernente il combustibile nucleare, un contratto volto a garantire la diversificazione dell’approvvigionamento per la centrale di Paks. Quest'intesa, che assicura una fornitura affidabile di combustibile VVER prodotto in Europa, prevede che le consegne delle ricariche per i reattori VVER-440 inizino nel 2028, subordinatamente al completamento di tutte le necessarie procedure di autorizzazione. Dall'altro lato, sono state perfezionate intese sulla compravendita di gas naturale liquefatto e di armamenti americani, che vanno a potenziare le capacità di sicurezza nazionale dell'Ungheria, legandola ancor più saldamente alla sfera di influenza tecnologica e strategica statunitense.

La posizione ungherese e le ripercussioni europee

La richiesta di Orbán, che da tempo va ripetendo in sedi internazionali – come ha puntualizzato anche durante la sua recente visita in Italia –, si fonda sulla particolare condizione geografica e infrastrutturale dell'Ungheria, la quale, essendo un Paese senza sbocchi sul mare, non avrebbe alternative praticabili al greggio russo senza incorrere in un collasso economico. Questa argomentazione, sebbene non nuova, ha trovato ascolto presso l'amministrazione Trump, la quale ha preferito privilegiare gli interessi energetici e la stabilità di un alleato chiave nell'area, nonostante le possibili friazioni con i partner europei. L'Ue si trova così a dover fare i conti con un Orbán rafforzato, il cui potere negoziale, grazie all'assist di Washington, aumenta considerevolmente, creando una frattura non di poco conto nella compattezza del fronte verso Mosca.

Il contesto operativo a Pokrovsk

Mentre i leader rinsaldano le loro intese, la situazione sul campo in Ucraina orientale rimane estremamente tesa, con località come Pokrovsk che continuano a resistere sotto la pressione delle operazioni militari. Le informazioni che giungono dal fronte, sebbene frammentarie, dipingono un quadro di resistenza accanita, dove le forze ucraine cercano di mantenere le proprie posizioni nonostante la superiorità di fuoco avversaria. La cronaca di queste ore, del resto, è costellata di episodi che vedono la popolazione civile pagare un prezzo altissimo, in una guerra di logoramento i cui sviluppi sono strettamente intrecciati alle decisioni politiche e agli aiuti militari che giungono, o meno, dalle capitali occidentali.

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