Accordi e pressioni, mentre Putin e Modi stringono legami da 100 miliardi

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La linea di Mosca sull’Ucraina rimane ferma, anzi si irrigidisce, con l’avvertimento del presidente Vladimir Putin che invita Kiev a ritirarsi dal Donbass, minacciando altrimenti di liberare quei territori con la forza, mentre l’espansione ad est della Nato viene definita una minaccia diretta. In un contesto internazionale già teso, si inserisce con peso specifico notevole il vertice tenutosi a Nuova Delhi tra Putin e il primo ministro indiano Narendra Modi, il cui esito principale è stato siglare l’obiettivo di portare gli scambi commerciali bilaterali a 100 miliardi di dollari entro il 2030. Un traguardo ambizioso, che spazia dal settore energetico a quello della difesa, e che si pone in netto contrasto con le pressioni americane volte a raffreddare i rapporti tra India e Russia a causa del conflitto in Ucraina.

Nella dichiarazione congiunta rilasciata al termine dell’incontro, i due capi di governo hanno voluto sottolineare, non a caso, come i legami tra i loro Paesi siano “resilienti rispetto alle pressioni esterne”, una frase che suona come una risposta esplicita alle sollecitazioni provenienti da Washington. La visita, la prima di Putin in India dopo quattro anni, è stata caratterizzata da una calorosa accoglienza e da quelle che Modi ha definito relazioni di amicizia, mentre l’India stessa, attraverso le parole del suo premier, si è collocata “dalla parte della pace”, rifiutando al contempo l’etichetta di nazione neutrale. Questa posizione, in apparente contraddizione con la stipula di importanti accordi commerciali con una delle parti in guerra, delinea una strategia diplomatica autonoma e complessa.

Proprio mentre si rinsaldavano questi legami, fonti giornalistiche riportavano una telefonata di crisi tra leader europei durante la quale il presidente francese Emmanuel Macron avrebbe espresso preoccupazione sul possibile tradimento degli Stati Uniti nei confronti dell’Ucraina riguardo ai territori, in assenza di chiare garanzie di sicurezza. Una dinamica, questa, che sembra trovare un riscontro parziale nella decisione di Washington di sospendere una parte delle sanzioni contro la compagnia petrolifera russa Lukoil, un movimento interpretato da alcuni come un segnale di possibile distensione. Mosca, dal canto suo, attraverso i suoi media ufficiali, ha accusato l’Unione Europea di voler ostacolare un eventuale accordo tra Russia e Stati Uniti, in uno scenario di frizioni che non coinvolge solo il campo di battaglia ucraino ma anche gli equilibri economici globali.

Oltre ai protocolli ufficiali, a certificare la profondità del sostegno indiano alla figura di Putin è intervenuto un episodio significativo di propaganda: un cartone animato, trasmesso da un canale televisivo statale, che ritraeva in toni encomiastici il presidente russo insieme a Modi e al presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Quel filmato, dalla regia grottesca, ha rivelato, forse più di molte dichiarazioni di facciata, quanto sia illusorio attendersi una piena collaborazione di New Delhi con le strategie occidentali di contenimento della Russia. Gli affari, in definitiva, sembrano procedere sulla loro strada, indipendentemente dalle guerre e dalle pressioni, tracciando nuove alleanze economiche destinate a influenzare gli assetti internazionali.

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