Capodanno 2026, il cenone vale oltre 2 miliardi ma le famiglie stringono i denti
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Redazione Economia
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Il caro-vita, che da mesi insiste sui bilanci domestici, non concede tregua neppure per l’ultima notte dell’anno, imponendo agli italiani scelte più oculate e, spesso, rinunce obbligate. A confermarlo sono i dati, i quali, incrociando diverse rilevazioni, descrivono un Paese che non intende abbandonare il rito conviviale del cenone ma che è costretto a rivisitarlo in forma ridotta, privilegiando la dimensione casalinga e operando tagli significativi al menù tradizionale. L’osservatorio nazionale Federconsumatori, analizzando i listini della grande distribuzione e dei mercati rionali, segnala infatti un aumento medio del 2% sui prezzi degli ingredienti per il pasto di San Silvestro rispetto all’anno precedente, un incremento che, seppur contenuto, spinge molte famiglie a riconsiderare la pianificazione della serata.
Un budget più stretto e la scelta di restare a casa
Di fronte a questa situazione, la risposta più immediata è quella di ridurre il numero delle portate, sacrificandone almeno una per contenere la spesa complessiva, una strategia che permette di non stravolgere completamente la tradizione ma di adattarla a un potere d’acquisto eroso. La tendenza a festeggiare tra le mura domestiche, poi, si consolida come opzione predominante, poiché consente un controllo diretto sui costi e una gestione più accurata delle quantità, limitando gli sprechi alimentari che spesso caratterizzano i pranzi e le cene delle feste. Secondo i calcoli dell’associazione dei consumatori, il costo pro capite per il menù classico, quello più ricco e articolato, si attesta ormai a 57,82 euro, mentre la versione più economica, pur mantenendo una certa dignità gastronomica, può essere realizzata con una spesa di 32,84 euro a testa.
La fotografia della spesa: cali generazionali e differenze geografiche
Una ricerca condotta da Emg Different per Facile.it, d’altra parte, stima che il valore complessivo del cenone di Capodanno toccherà comunque la cifra di oltre due miliardi di euro, un dato macroeconomico che, tuttavia, nasconde profonde disparità nei comportamenti individuali. La spesa media per persona, infatti, subisce un drastico crollo del 32% rispetto al 2024, assestandosi su 49 euro, un segnale inequivocabile della pressione finanziaria che grava sulle famiglie. Ad essere più generosi, secondo lo studio, risultano gli italiani di età compresa tra i 55 e i 64 anni e coloro che risiedono nel Sud e nelle Isole, i quali dichiarano di voler spendere in media 59 euro pro capite; al contrario, le fasce più giovani, in particolare quella tra i 25 e i 34 anni, e gli abitanti delle regioni del Nord Ovest e del Nord Est si attestano al di sotto della media nazionale, dimostrando una maggiore cautela negli acquisti.
La resilienza dei riti e l’adattamento alla nuova realtà economica
Il quadro che emerge, dunque, è quello di una tradizione che resiste ma si trasforma, piegandosi alle necessità del momento senza per questo scomparire. Quasi 28,5 milioni di persone, nonostante tutto, siederanno a tavola per il cenone, a difesa di un appuntamento percepito come un momento identitario e di coesione sociale, seppur in una versione più sobria e attenta. Questo adattamento silenzioso, dettato dalla persistenza di un’inflazione elevata e dalla crisi del potere d’acquisto, rappresenta la cifra caratteristica di un fine anno 2026 che, nei fatti, conferma come la risposta degli italiani alla contrazione economica passi attraverso un ridimensionamento delle abitudini, piuttosto che attraverso la loro radicale abolizione. La scelta di tagliare una portata o di optare per ingredienti meno costosi, del resto, non è un fatto meramente statistico, ma racconta una capacità di adeguamento che tocca da vicino la vita quotidiana delle persone.




