Cenone di Capodanno, gli italiani tagliano la spesa: crollo del 32% nonostante 2 miliardi di euro in tavola

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La tradizione, quella di riunirsi a tavola per l’ultima notte dell’anno, resiste ma lo fa con un segno inequivocabile di prudenza, o forse di rinnovata sobrietà, che gli esperti registrano nei bilanci familiari. Secondo un’indagine commissionata da Facile.it all’istituto di ricerca Emg Different, infatti, il budget che il nostro Paese ha destinato al cenone di Capodanno supererà comunque la soglia dei due miliardi di euro, una cifra che, seppur di per sé ragguardevole, tradisce una contrazione netta e significativa. A fare la differenza, in un panorama dove il numero di partecipanti resta sostanzialmente stabile, è la spesa media pro capite, crollata a 49 euro, un valore che segna un meno 32% se paragonato alle cifre stanziate per il medesimo evento appena un anno fa, nel 2024.

I numeri di una festa che cambia volto

Saranno circa 28,5 milioni, pari al 73% della popolazione adulta fino ai 74 anni, gli italiani che siederanno alla tavola del cenone, un dato che fotografa un’abitudine ancora salda nel costume nazionale. Quel che muta, e non di poco, è la propensione alla spesa, la quale sembra riflettere una cautela diffusa, se non una precisa volontà di ridimensionare gli eccessi, optando per scelte più contenute senza per questo rinunciare al rito conviviale. La forbice, d’altronde, tra la cifra complessiva sborsata e il minor esborso individuale, si spiega proprio con l’alto numero di persone che continuano a celebrare la tradizione, le quali, però, destinano a essa risorse economiche minori, comprimendo il budget per le portate o scegliendo con maggiore oculatezza gli ingredienti.

Il Sud e le Isole tengono botta

Una geografia dei consumi, quella delineata dallo studio, che non è omogenea e che anzi presenta una marcata divergenza tra Nord e Sud del Paese. Se si prende in esame, infatti, la sola area del Meridione e delle Isole, la percentuale di coloro che hanno intenzione di organizzare il cenone schizza fino a toccare l’86%, un picco che conferma come, in quelle regioni, il valore sociale e familiare del pasto di Capodanno conservi una centralità persino maggiore. È qui, probabilmente, che la tradizione resiste con più forza alle tentazioni di alternative più moderne o semplicemente più economiche, mantenendo intatto il suo ruolo di collante affettivo e di momento irrinunciabile di condivisione, nonostante il generale ridimensionamento delle cifre messe in gioco.

Una contrazione che parla di tempi

Il calo del 32%, peraltro, non costituisce un dato isolato da leggere esclusivamente in chiave festiva, poiché sembra allinearsi a un sentire comune di maggiore attenzione alla gestione delle risorse economiche familiari. Tale riduzione, che alcuni potrebbero interpretare come un semplice aggiustamento dopo le spese sostenute per le festività natalizie, appare invece troppo consistente per essere considerata episodica, configurandosi piuttosto come un indicatore di una tendenza in atto. La scelta, da parte di molti, di non rinunciare alla cena ma di organizzarne una più essenziale, lascia intravedere una risposta pragmatica a un contesto economico percepito come ancora incerto, dove la volontà di festeggiare non viene meno ma si adatta, senza troppi clamori, a condizioni di bilancio più stringenti.

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