L’Europarlamento accelera sul progetto di moneta digitale pubblica tra le spinte della Bce e i timori del sistema bancario
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Redazione Economia
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Il cammino verso l’introduzione dell’euro digitale, la moneta elettronica pubblica che la Banca centrale europea immagina come complemento del contante fisico, ha ricevuto un’accelerazione politica decisiva. Lunedì 9 febbraio, durante la seduta plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo, la presidente della Bce Christine Lagarde aveva utilizzato toni insolitamente diretti per sollecitare i legislatori: “Imploro il Parlamento di andare avanti sull’euro digitale: siete voi a detenere le chiavi della velocità con cui può essere realizzato” -2. E l’assemblea, il giorno successivo, ha risposto con un voto che porta la firma trasversale di socialisti, liberali, verdi e persino di una consistente pattuglia del Partito popolare, approvando due emendamenti chiave che rimettono in carreggiata il progetto dopo un biennio di sostanziale stallo legislativo -1-2.
Il voto che sblocca l’impasse e rilancia la sovranità monetaria
Gli emendamenti votati il 10 febbraio non rappresentano una mera formalità tecnica, bensì un segnale politico forte e chiaro: l’Unione intende dotarsi di una infrastruttura di pagamento digitale autonoma, riducendo la dipendenza da colossi extraeuropei come Visa, Mastercard o i wallet delle grandi piattaforme tecnologiche -1-6. I testi approvati sottolineano come l’accesso ai pagamenti sia essenziale per la partecipazione economica e come affidare la digitalizzazione del denaro esclusivamente ad attori privati non comunitari rischi di generare nuove forme di esclusione finanziaria. L’euro digitale viene così qualificato come strumento di sovranità monetaria europea, destinato ad affiancarsi al contante – la cui terza serie di banconote è in fase di progettazione, come ha ricordato Lagarde – e ai servizi offerti dagli intermediari privati -2-4.
La scelta dell’Europarlamento segna una netta presa di distanza dalle posizioni più conservatrici, in particolare quelle espresse da alcune lobby bancarie tedesche, che premevano per limitare il progetto a una sorta di e-cash utilizzabile solo offline e per transazioni di prossimità. Un approccio che, secondo Francoforte, avrebbe reso la moneta digitale irrilevante nell’economia contemporanea, dove il commercio elettronico vale ormai oltre un terzo della spesa retail. La risoluzione approvata, al contrario, abbraccia la visione della Bce che prevede una funzionalità duale: online, per i pagamenti a distanza, e offline, grazie a tecnologie NFC o bluetooth, per garantire transazioni anche in assenza di connessione di rete e con livelli di privacy paragonabili a quelli del contante fisico -6.
Le ragioni della Bce: Cipollone e la necessità di rompere le dipendenze strategiche
Il pressing della Banca centrale non si è limitato alle parole di Lagarde. Piero Cipollone, membro del Comitato esecutivo della Bce, ha ribadito il concetto in più occasioni, l’ultima delle quali in un intervento all’Accademia Nazionale dei Lincei a Roma. “Quando si tratta di pagamenti digitali al dettaglio, finanza digitale, pagamenti transfrontalieri e finanziamento di imprese innovative, dobbiamo assicurarci di non dipendere più” da operatori terzi, ha spiegato Cipollone, aggiungendo che preservare la sovranità monetaria richiede misure coraggiose per affrontare le dipendenze nei pagamenti -3. I numeri fotografano una realtà inequivocabile: i circuiti internazionali regolano attualmente due terzi dei pagamenti con carta nell’area euro, e in tredici paesi dell’Eurozona i cittadini dipendono esclusivamente da reti extraeuropee per i pagamenti digitali nei negozi fisici -9.
Il contesto geopolitico, con il ritorno di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti e le conseguenti politiche a sostegno delle criptovalute e delle stablecoin denominate in dollari, rende la posta in gioco ancora più alta -9. “Le dipendenze esterne per funzioni economiche critiche possono rapidamente trasformarsi in gravi fragilità”, ha avvertito Cipollone. La creazione di un euro digitale basato su infrastrutture europee consentirebbe all’Europa di riprendere il controllo sui “binari” del proprio sistema di pagamento, rafforzando la resilienza dell’economia a potenziali shock esterni o a decisioni unilaterali di fornitori extra UE -8.
L’equilibrio delicato con il sistema bancario e le garanzie per i cittadini
Uno dei nodi più spinosi dell’intera partita, e che aveva contribuito al lungo stallo in Parlamento, riguarda il rapporto con gli istituti di credito. Le banche, in particolare in Germania, hanno sempre guardato con sospetto all’euro digitale, temendo una fuga di depositi verso i portafogli digitali della banca centrale (un fenomeno noto come disintermediazione) e un crollo delle commissioni sui pagamenti elettronici -6. Cipollone ha cercato di fugare questi timori assicurando che lo strumento è stato progettato per non compromettere la stabilità finanziaria: le disponibilità in euro digitale non saranno remunerate, saranno soggette a limiti di detenzione (si parla di un tetto massimo di 3mila euro a persona) e verranno distribuite attraverso le banche stesse, che manterranno il rapporto diretto con la clientela -5-10.
“Con i circuiti di carte internazionali, le banche perdono commissioni. Con le soluzioni di pagamento mobile delle grandi aziende tecnologiche, perdono commissioni e dati. Con l’euro digitale, invece, il modello di compensazione garantirà loro un vantaggio ogni volta che un pagamento verrà sostituito da una transazione in euro digitale”, ha spiegato il banchiere centrale, evidenziando come l’Eurosistema non addebiterà commissioni di circuito o di regolamento, creando risparmi da redistribuire tra banche ed esercenti -5-8. Per i cittadini, la promessa è quella di un mezzo di pagamento universale, accettato in tutta l’area euro, gratuito per gli usi di base e con garanzie di privacy rafforzate: la Bce, a differenza dei privati, non avrà accesso ai dati personali identificabili degli utenti, specialmente nella modalità offline che replicherà l’anonimato del contante per le piccole transazioni -6-8.
I prossimi passaggi tecnici e la tempistica del debutto
Il voto dell’Europarlamento, per quanto decisivo sul piano politico, non rappresenta il traguardo. Si tratta piuttosto dello sparo che dà il via alla volata finale. Ora il dossier passa al Consiglio dell’Unione Europea per il confronto con gli Stati membri, al termine del quale dovrà essere adottato un regolamento formale che definisca il quadro giuridico definitivo, incluso lo status di corso legale e le norme sulla privacy -6. L’ipotesi di lavoro della Bce, che coordina la fase di sviluppo tecnico insieme alle banche centrali nazionali, punta a completare l’iter legislativo entro la metà del 2026. Seguirà una fase di sperimentazione e di definizione del “rulebook”, il manuale delle regole tecniche che dovrà garantire l’interoperabilità del sistema in tutta l’Eurozona. Il debutto effettivo dell’euro digitale presso il pubblico, secondo le stime attuali, potrebbe avvenire tra la fine del 2028 e l’inizio del 2029, a patto che i lavori procedano senza intoppi -4-10.




