Un osso umano trovato nel greto dell’Idice: era una tibia, forse di una donna
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Redazione Interno
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La mattinata di domenica scorsa, il 22 febbraio, un gruppo di scout era impegnato in una delle solite attività di volontariato, quelle che si fanno per ripulire un’area verde dai rifiuti abbandonati, e si era avventurato lungo il greto del torrente Idice, nella zona della Borgatella, una piccola frazione che si trova a nord-est di San Lazzaro di Savena, nel Bolognese. Tra quei ragazzi, una ragazzina di Casalecchio, ancora adolescente, mentre era china a raccogliere immondizia, si è imbattuta in qualcosa che, a un primo sguardo, le è parso un osso, forse un reperto di qualche animale, e così, come spesso fanno i ragazzi con le cose che destano la loro curiosità, lo ha raccolto e lo ha portato a casa con sé. Il gesto, dettato da quell’istinto tipico dell’età, ha innescato una procedura che, inevitabilmente, è finita per coinvolgere la macchina investigativa: l’osso, una volta consegnato nelle mani dei carabinieri, è stato subito sequestrato e sottoposto ai primi, rapidi accertamenti, i quali hanno rivelato che non si trattava affatto di un resto animale, bensì di una tibia umana, un particolare che ha immediatamente trasformato un ritrovamento casuale in un potenziale caso giudiziario.
L’analisi del reperto e l’avvio delle indagini coordinate dalla procura
I militari del Nucleo operativo radiomobile della compagnia di San Lazzaro di Savena, una volta ricevuto l’osso, hanno informato senza indugio il pubblico ministero di turno presso la Procura di Bologna, che ora coordina gli accertamenti; dagli esami preliminari svolti dagli specialisti, sostenuti dai primi riscontri sul campo, è emerso con un certo margine di probabilità che quell’arto inferiore, una tibia per l’appunto, potrebbe appartenere a uno scheletro femminile, una circostanza, questa, che restringe il campo delle possibili identificazioni, ma che, al contempo, apre una serie di interrogativi sulla provenienza e sulla storia di quel resto umano. Il reperto, adesso, è al centro di una serie di analisi scientifiche più approfondite, le quali saranno condotte da esperti in campo forense con l’obiettivo di confermare senza ombra di dubbio la natura umana del frammento osseo, cosa già pressoché certa, e di provare a stabilire, attraverso tecniche di datazione, quanto tempo quel resto possa essere rimasto esposto agli agenti atmosferici o immerso nelle acque del torrente, elemento cruciale per ricostruire una cronologia degli eventi.
Il contesto del ritrovamento e le verifiche in corso sull’identità
L’area in cui è avvenuta la scoperta, la Borgatella, è una località che si estende lungo il corso dell’Idice, un torrente che attraversa la campagna tra San Lazzaro e i comuni limitrofi, e che proprio in quel tratto, con il suo greto ciottoloso, viene spesso percorsa da volontari e appassionati di escursioni; la ragazzina, immersa in quell’attività di salvaguardia ambientale insieme ai suoi compagni scout, non avrebbe mai potuto immaginare che quel gesto, quello di raccogliere quello che sembrava un semplice pezzo di legno o un osso di animale, l’avrebbe portata a diventare, suo malgrado, l’anello iniziale di una catena investigativa. I carabinieri, dal canto loro, hanno avviato tutti gli accertamenti del caso, concentrandosi sulla possibilità di incrociare i dati con eventuali denunce di scomparsa di donne che possano risalire a un periodo compatibile con lo stato di conservazione del reperto, un lavoro certosino che, inevitabilmente, richiederà tempo e che si avvarrà anche della collaborazione, qualora necessaria, di antropologi e altri consulenti tecnici nominati dalla Procura.
Le procedure scientifiche per la datazione e la conferma dei primi indizi
Ora che l’osso è stato ufficialmente posto sotto sequestro probatorio, e mentre il fascicolo aperto in Procura è ancora, per ovvie ragioni, contro ignoti, l’attenzione si concentra tutta sul laboratorio: saranno i test del DNA, qualora dal reperto fosse possibile estrarre materiale genetico integro, a poter fornire un’identità certa a quella tibia, a patto, però, che il profilo genetico così ottenuto possa essere confrontato con quello di qualche familiare di una donna scomparsa; in alternativa, gli esami istologici e morfologici potranno quantomeno confermare il sesso della persona a cui apparteneva l’arto e, forse, fornire una stima dell’età al momento del decesso. La magistratura, in queste ore, mantiene il massimo riserbo sugli sviluppi, in attesa che la scienza offra riscontri oggettivi su cui costruire un’ipotesi investigativa solida, e l’unica certezza, al momento, resta quella di domenica scorsa: una ragazzina, con il suo gesto istintivo, ha riportato alla luce un resto umano, regalando a una donna – la cui identità è ancora avvolta nel mistero – la possibilità, un giorno, di avere un nome.




