Gabry Ponte infiamma l’Arena di Verona con un look Marras per la chiusura delle Olimpiadi
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Redazione Sport
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È calato il sipario sui Giochi invernali di Milano Cortina 2026 e l’ultima parola, come da copione, è spettata alla musica. La cerimonia di chiusura, andata in scena domenica 22 febbraio nella suggestiva cornice dell’Arena di Verona, ha visto alternarsi sul palco alcune delle eccellenze del panorama artistico italiano, e tra i protagonisti assoluti della serata c’era Gabry Ponte. Il dj e producer, chiamato a rappresentare la dance moderna italiana, ha letteralmente incendiato l’anfiteatro romano con la sua energia, proponendo un repertorio che ha spaziato dai suoi cavalli di battaglia fino a quel sound inconfondibile che lo ha reso celebre sin dai tempi degli Eiffel 65 -1 -4.
Non è stato solo un momento di pura potenza ritmica, ma anche un’esibizione pensata per stupire dal punto di vista visivo. Gabry Ponte, che il prossimo 27 giugno si ripeterà sul palco del tutto esaurito dello Stadio San Siro di Milano, ha sfoggiato un look custom studiato appositamente per l’occasione, affidandosi alla creatività di Antonio Marras. Lo stilista, noto per la sua capacità di mescolare linguaggi estetici diversi, ha firmato per lui un completo cargo caratterizzato da vistose decorazioni a graffiti, un omaggio alla cultura di strada che ben si sposava con l’atmosfera pop e giovanile voluta per il segmento conclusivo della manifestazione, quella che ha poi ceduto idealmente il testimone alla Francia per le Olimpiadi del 2030 -7.
Un concept di bellezza dinamica tra danza e sperimentazione musicale
La regia della serata, affidata a Stefania Opipari con la direzione artistica di Alfredo Accatino, aveva scelto per la kermesse il Titolo “Beauty in Action” -2 -5. Un concept che all’Arena, ribattezzata per l’occasione Verona Olympic Arena, ha provato a tenere insieme la tradizione lirica del belpaese con le contaminazioni più contemporanee. In questo caleidoscopio di generi si è inserita perfettamente la performance di Gabry Ponte, la cui musica è stata affiancata da momenti di altissimo profilo come l’esibizione di Roberto Bolle e l’intervento canoro di Achille Lauro, segno evidente di una volontà di parlare a pubblici trasversali -1 -8.
A impreziosire ulteriormente il racconto musicale ci ha pensato la band Calibro 35, che da anni porta avanti una personale missione di riscoperta delle colonne sonore e del repertorio italiano più sofisticato -10. Il gruppo, insieme a Margherita Vicario e Davide Shorty, ha riletto in chiave moderna alcuni classici senza tempo mentre gli atleti sfilavano per il consueto giro d’onore -3. Un lavoro certosino, quello della band, volto a dimostrare come la musica italiana non sia solo lirica o dance, ma anche un patrimonio di suoni e melodie che meritano di essere sottratti alle “teche di un museo” per tornare a vivere in contesti nuovi e internazionali come quello olimpico -10.
L’eccellenza coreutica e la regia firmata Diego Tortelli
Se Gabry Ponte ha scaldato il pubblico con i suoi ritmi, la parte più propriamente coreutica della serata è stata affidata a eccellenze assolute del settore. Il Centro Coreografico Nazionale Aterballetto, orgoglio reggiano, è stato tra i protagonisti principali dello spettacolo -2. La compagnia, diretta da Gigi Cristoforetti, ha portato in scena la propria qualità artistica sotto la supervisione di Diego Tortelli, head of choreography dell’intera cerimonia. Tortelli, figura di spicco legata all’Aterballetto dal 2018, ha firmato le coreografie non solo per la sua compagnia, ma anche per la Scuola di Ballo dell’Opera di Roma, guidata da Eleonora Abbagnato, e per la star internazionale Roberto Bolle -5.
La scelta di coinvolgere queste realtà ha trasformato il palco dell’Arena in un crocevia di stili, capace di unire la forza atletica degli sportivi con la grazia della danza. Il tutto è stato impreziosito da una scenografia che traeva ispirazione da una goccia d’acqua, simbolo di un movimento continuo che dalla montagna arriva fino al mare, e da un allestimento che ha abbattuto le barriere tra platea e palcoscenico per coinvolgere anche piazza Bra, con l’orchestra e il coro della Fondazione Arena diretti da maestri d’eccezione -5 -8.
Il passaggio di consegne e il futuro prossimo
Prima che la festa si concludesse con i fuochi pirotecnici, l’Arena ha assistito ai momenti istituzionali più sentiti: la premiazione dei vincitori dei 50 chilometri di sci di fondo, lo spegnimento dei due bracieri olimpici (quello di Milano e quello di Cortina) e il passaggio della bandiera olimpica a Kirsty Coventry, presidente del Cio, che l’ha poi affidata alla Francia, prossima nazione ospitante nel 2030 -6 -7. Un cerimoniale solenne, reso però vivo dalla presenza di migliaia di atleti che, liberi dalla tensione della competizione, hanno invaso l’anfiteatro ballando e festeggiando proprio sulle note dei dj set e delle band che si sono alternati sul palco -6.
Per l’Italia, che chiude con un bottino record di 30 medaglie, questa cerimonia ha rappresentato il coronamento di un’edizione vissuta da protagonista dentro e fuori dagli impianti -8. E mentre i portabandiera Lisa Vittozzi e Davide Ghiotto conducevano la sfilata tricolore, il pensiero di molti è già corso alle prossime sfide, a cominciare dalle Paralimpiadi che prenderanno il via il 6 marzo proprio da Verona, riaccendendo i riflettori su uno scenario che per una notte è stato il salotto buono dello sport mondiale -4 -1.




