La chiusura di Milano Cortina 2026, il dj set di Gabry Ponte all’Arena di Verona e il messaggio per il futuro delle Alpi

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’Arena di Verona, monumento millenario che ha visto passare secoli di spettacolo, si è trasformata la sera di domenica 22 febbraio nel palcoscenico conclusivo dei Giochi olimpici invernali di Milano Cortina 2026, ospitando una cerimonia di chiusura che ha mescolato deliberatamente generi e linguaggi differenti, dalla lirica alla danza contemporanea, dal pop italiano alla musica elettronica -1. In questo contesto, la performance di Gabry Ponte ha rappresentato uno dei momenti più emblematici della serata: il dj, già noto al grande pubblico internazionale come membro fondatore degli Eiffel 65, quel gruppo che a cavallo tra i due millenni aveva letteralmente conquistato le classifiche globali con Blue (Da Ba Dee), ha portato il suo inconfondibile marchio di fabbrica all’interno dell’anfiteatro romano, riuscendo nell’impresa di far ballare i circa milleseicento atleti presenti, insieme al pubblico accorso e a milioni di telespettatori collegati da ogni parte del mondo -3-8. Una circostanza, quella del ritorno sulle scene internazionali del producer torinese, che ha assunto i contorni di una vera e propria consacrazione, se si considera che il suo coinvolgimento in una manifestazione di tale portata arriva a ridosso di un altro traguardo importante, quel concerto allo Stadio San Siro di Milano che lo vedrà protagonista il 27 giugno, quasi a chiudere un cerchio ideale che da Torino, dove tutto ebbe inizio, lo ha portato a calcare i palchi più importanti d’Italia -7.

Il ritorno degli Eiffel 65 e il look firmato Antonio Marras

Quando le note di Blue hanno cominciato a diffondersi tra le antiche pietre dell’Arena, amplificate da un impianto sonoro progettato per l’occasione, la reazione del pubblico è stata immediata e spontanea, quasi catartica: migliaia di persone, composte non solo da giovani ma anche da molti dei volontari e degli stessi atleti, hanno iniziato a muoversi a ritmo, creando un’atmosfera di festa collettiva che difficilmente si dimenticherà -8. Gabry Ponte, dal canto suo, non si è limitato a eseguire una semplice sequenza di brani, ma ha costruito una vera e propria narrazione sonora, un viaggio che partiva dalla dance degli anni Novanta per arrivare alle sonorità più contemporanee, riarrangiando per l’occasione alcuni dei suoi cavalli di battaglia e innestandoli in una struttura che guardava al futuro senza dimenticare il passato. Il suo look, curato nei minimi dettagli, prevedeva un completo cargo a graffiti firmato Antonio Marras, scelta stilistica che ha voluto sottolineare il legame con l’arte e la creatività italiana, mescolando l’alta moda con un’estetica più urbana e contemporanea, quasi a voler rappresentare quella contaminazione tra generi che da sempre caratterizza il suo approccio alla musica.

Il passaggio di testimone con la Francia e il destino delle Alpi

Mentre la musica di Gabry Ponte infiammava la platea, la cerimonia procedeva secondo il rigido cerimoniale olimpico, con lo spegnimento dei bracieri gemelli allestiti a Milano e a Cortina, un momento carico di simbologia che ha segnato il passaggio di consegne alla prossima città organizzatrice, le Alpi Francesi 2030 -3-8. Ed è stato proprio in quella fase, quando le note della Marsigliese hanno cominciato a riecheggiare nell’Arena sostituendo gradualmente i beat della dance, che molti osservatori hanno colto un messaggio forse non esplicitamente dichiarato ma certamente percepibile: la geografia dei Giochi invernali, infatti, sta progressivamente riscoprendo l’unitarietà dell’arco alpino, quella catena montuosa che da sempre unisce più che dividere i territori che attraversa. Se l’edizione appena conclusasi aveva già sperimentato il format dei Giochi diffusi, con competizioni sparse tra la Lombardia, il Veneto e le province autonome di Trento e Bolzano, il passaggio alla Francia ha ulteriormente rafforzato l’idea che le Alpi possano e debbano essere considerate come una regione unica, un continuum geografico e culturale in cui lo sport diventa veicolo di integrazione e sviluppo sostenibile.

Le coreografie di Aterballetto e la musica dei Calibro 35

La direzione artistica di Alfredo Accatino, affiancato da Stefania Opipari alla regia, aveva scelto per la serata il concept Beauty in Action, un Titolo che già di per sé indicava la volontà di mettere in scena non una semplice passerella celebrativa ma un vero e proprio spettacolo in cui la bellezza dei luoghi, delle persone e delle arti potesse esprimersi in forme dinamiche e coinvolgenti -1-9. In quest’ottica si inseriva perfettamente la presenza di Aterballetto, la compagnia di danza contemporanea che ha portato in scena coreografie firmate da Diego Tortelli, coreografo che ha coordinato anche gli interventi della Scuola di Ballo dell’Opera di Roma e del danzatore internazionale Roberto Bolle, il quale si è esibito sulle note de Il Mondo di Jimmy Fontana, regalando al pubblico uno dei momenti di maggiore intensità emotiva della serata -3-4. Accanto a loro, i Calibro 35, band milanese da sempre impegnata nel recupero e nella rilettura in chiave moderna delle colonne sonore italiane che hanno fatto la storia del cinema, hanno accompagnato l’ingresso degli atleti con un medley di successi senza tempo, mentre l’attrice Benedetta Porcaroli faceva da guida all’interno del Teatro Filarmonico, creando un ideale collegamento tra i due spazi teatrali veronesi -3.

La sfilata degli atleti e il tributo ai volontari

Le delegazioni nazionali, come vuole la tradizione per le cerimonie di chiusura, sono sfilate senza il rigido ordine della cerimonia inaugurale, mescolandosi in un clima di festa e fratellanza che rappresenta da sempre uno dei momenti più autentici e toccanti dei Giochi -10. A portare il tricolore per l’Italia sono stati la biathleta Lisa Vittozzi, reduce dalla vittoria della medaglia d’oro nella 10 km, e il pattinatore Davide Ghiotto, scelti per rappresentare il meglio dello sport azzurro in questa edizione che ha regalato all’Italia un bottino record di trenta medaglie, di cui dieci d’oro, sei d’argento e quattordici di bronzo -1-3. Sul palco, intanto, si avvicendavano le esibizioni di Achille Lauro, che ha interpretato Incoscienti giovani, e della pianista Gloria Campaner, la quale ha eseguito magistralmente Experience di Ludovico Einaudi, mentre i Major Lazer, in collaborazione con Alfa, hanno ulteriormente alzato il livello dell’energia prima del gran finale affidato a Gabry Ponte -3. Particolarmente significativo è stato il tributo ai ventimila volontari, provenienti da settanta Paesi diversi, che hanno reso possibile la realizzazione dell’evento: tra loro anche Mario, un signore di ottantotto anni che aveva già partecipato come volontario alle Olimpiadi di Cortina del 1956, un filo rosso lungo settant’anni che lega due edizioni lontane nel tempo ma unite dallo stesso spirito di servizio e passione -3.

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