Il sindaco indagato resta al suo posto e a Crans-Montana spunta l’ombra del riciclaggio
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Redazione Esteri
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La macchina del fango giudiziario, inesorabile, continua a ingranare nuovi pezzi attorno alla strage di Capodanno al locale Le Constellation, e quello che emerge è un quadro di responsabilità che, diramandosi come le fiamme quella notte, lambisce ora i piani alti dell’amministrazione locale. Il Consiglio comunale di Crans-Montana, riunitosi d'urgenza, ha deciso di blindare Nicolas Féraud, il sindaco finito nel registro degli indagati. Nessun passo indietro, nessuna dimissione, ma un comunicato lapidario con cui si prende atto dell’iscrizione nel procedimento che lo vede accusato, in concorso con altri, di omicidio e lesioni colpose plurime, oltre che di incendio colposo. Il primo cittadino, si legge nella nota, continuerà a lavorare con serenità per la gestione degli affari correnti, salvo astenersi, e non potrebbe essere altrimenti, dal trattare qualsiasi pratica legata alle conseguenze della tragedia del primo gennaio. Una posizione, la sua, che appare quanto meno singolare, se si considera che proprio sotto la sua egida amministrativa, come emerso nelle prime fasi dell'inchiesta, il Comune avrebbe omesso per anni i controlli di sicurezza all'interno del locale.
L’inchiesta si allarga ai vertici della sicurezza comunale
Non è solo il sindaco, però, a dover rispondere di quelle falle nei protocolli che hanno trasformato una serata di festa in un incubo. La Procura vallese ha allargato il perimetro delle indagini ad altre quattro figure chiave dell'amministrazione, tutte con deleghe specifiche in materia di edilizia e sicurezza. Si tratta di Kévin Barras, consigliere comunale con passate responsabilità sulla sicurezza e oggi deputato supplente nel Parlamento vallese, e di tre tecnici, Pierre Albéric Clivaz, Rudy Tissières e Baptiste Cotter, che in passato avevano competenza sui controlli nei territori di Crans e Chermignon. A loro si aggiungono Christophe Balet, attuale responsabile della sicurezza pubblica, e il suo predecessore Ken Jacquemoud, già finiti nel mirino degli inquirenti. L’ipotesi accusatoria, per tutti, è la stessa: non avere vigilato, non avere ispezionato, non avere fatto rispettare quelle norme antincendio la cui assenza, quella notte, si è rivelata letale per i 41 giovani rimasti intrappolati nel seminterrato del locale.
Il castello di carte dei Moretti e il sospetto del riciclaggio
Parallelamente alla ricostruzione delle catene di comando che hanno permesso al Le Constellation di operare in una sorta di zona grigia amministrativa, gli inquirenti stanno scandagliando i conti e le proprietà dei gestori, Jacques Moretti e Jessica Maric. E qui il panorama investigativo si fa ancora più intricato. L'ascesa della coppia, che in pochi anni ha messo insieme un piccolo impero fatto di locali e immobili acquistati senza ricorrere a mutui o ipoteche, è al centro di un fascicolo parallelo che ipotizza veri e propri reati finanziari. Le anomalie societarie emerse, con un giro di prestiti e debiti incrociati tra le varie attività, hanno portato i magistrati a ipotizzare un meccanismo simile a uno schema Ponzi: si usavano i debiti di nuove società per coprire quelli delle precedenti, in un sistema che generava un debito potenzialmente infinito. A ciò si aggiungono sospetti di frode assicurativa, con incendi seguiti da indennizzi poi dirottati su spese private, e la scoperta, durante una perquisizione, di una pistola Glock e di orologi di valore, elementi che alimentano l’ipotesi di una provenienza illecita del denaro.
Il nodo della criminalità organizzata e i legami con la Corsica
Un altro tassello che gli investigatori stanno cercando di incastonare con cautela riguarda i possibili agganci di Moretti con ambienti della criminalità organizzata corsa. Una pista, questa, che non è nata dal nulla, ma che si inserisce in un contesto storico ben preciso: la mafia corsa, infatti, è storicamente radicata nel settore della ristorazione e del divertimento, ambiti in cui Moretti opera da anni tra Francia e Svizzera. La provenienza dell'uomo dal sud della Corsica, i suoi precedenti penali per reati che vanno dalla frode allo sfruttamento della prostituzione, fino al sequestro di persona, e la capacità di muovere ingenti quantità di denaro contante, sono tutti elementi che, presi singolarmente, potrebbero non significare nulla, ma che nel loro insieme disegnano una traiettoria quantomeno opaca. A suffragare questa linea d'indagine, c'è anche il ruolo di un finanziatore esterno, un facoltoso imprenditore svizzero legato al mondo dell'orologeria, che ha versato la cauzione per far uscire Moretti dal carcere, un gesto che ha sollevato più di un interrogativo sulla natura dei legami personali dell'indagato.
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