Crans-Montana, i gestori del locale non arrestabili nonostante la strage

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La procura cantonale del Vallese, con una chiara presa di posizione che ha delineato i limiti giuridici dell’inchiesta, ha stabilito l’impossibilità di emettere un mandato di cattura nei confronti dei coniugi Moretti, proprietari del “Le Constellation”. Béatrice Pilloud, procuratrice generale, ha formalizzato la decisione, motivandola con l’assenza, allo stato attuale, dei presupposti legali stringenti che giustificherebbero una misura così grave. I due, pertanto, mantengono la propria libertà personale nonostante il rogo che, nella notte di Capodanno, ha spento quaranta vite e ne ha segnate brutalmente altre centoventi, molte delle quali con ferite e ustioni gravissime che hanno reso necessari ricoveri di lunga durata, come nel caso di due giovani attualmente in cura in un centro specializzato a Zurigo.

I contorni giuridici e le indagini tecniche

Le investigazioni, che procedono sotto la guida congiunta della magistratura e della polizia cantonale, si stanno concentrando con scrupolo sulla ricostruzione materiale della dinamica del disastro. Uno dei filoni principali riguarda le caratteristiche e la posa della schiuma acustica che rivestiva il soffitto del locale, la quale, secondo le prime risultanze, avrebbe avuto un ruolo cruciale nella rapidissima propagazione delle fiamme. Gli accertamenti, che qualcuno segue con ansia e altri con rabbia, mirano a verificare la conformità di quel materiale alle normative antincendio e a stabilire eventuali responsabilità nella scelta o nell’installazione.

Il lento e doloroso ritorno a casa

Mentre la macchina giudiziaria segue il suo corso, procede, in parallelo, il tragico rimpatrio delle vittime italiane. Dopo le strazianti comunicazioni ufficiali alle famiglie, i feretri di Achille Barosi, Chiara Costanzo, Emanuele Galeppini, Giovanni Tamburi e Riccardo Minghetti sono stati preparati per il ritorno in patria. Un picchetto d’onore svizzero, schierato all’aeroporto militare di Sion, ha reso omaggio ai cinque giovani prima che le salme venissero trasferite su un velivolo dell’Aeronautica, segnando l’ultimo atto formale sul suolo elvetico.

Il bilancio delle vittime e l’attesa delle famiglie

La polizia svizzera ha completato l’identificazione di tutte le quaranta persone decedute, un processo che ha restituito un nome a ciascuna vittima e che ha rivelato, nella sua crudezza numerica, la giovane età della maggior parte di loro. Accanto ai cinque connazionali, l’elenco comprende diverse adolescenti svizzere, alcune di soli quattordici o quindici anni, e altri giovani di nazionalità rumena, francese e turca. Per le famiglie dei feriti più gravi, invece, l’attesa e l’angoscia continuano, mentre la notizia della mancata custodia cautelare dei gestori aggiunge un ulteriore strato di amarezza a una tragedia già di per sé insondabile.

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