Tragedia a Crans-Montana, il flashover e l'inchiesta sul locale fatale

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La dinamica di una tragedia, come quella che ha spezzato quaranta esistenze nella località elvetica di Crans-Montana, si scompone spesso in una serie di concause tecniche e fattori umani il cui intreccio sfocia, con rapidità inimmaginabile per chi ne è travolto, in un esito disastroso. Mentre l’opinione pubblica è scossa dalle immagini, diffuse e divenute virali, che mostrano alcuni giovani festanti mentre iniziali lingue di fuoco lambiscono il soffitto, gli investigatori svizzeri concentrano la propria attenzione su elementi ben precisi che trasformarono una serata in una trappola mortale. Procede, infatti, l’inchiesta della Procura per incendio, omicidio e lesioni colpose, volta a ricostruire con precisione la sequenza degli eventi e le eventuali responsabilità.

Il modello a cinque fasi e il momento critico

La domanda che più assilla, osservando quel filmato apparentemente non immediatamente allarmante, è come un focolaio circoscritto abbia potuto in pochi minuti generare un bilancio di vittime così elevato. La risposta, in parte, risiede nella fisica degli incendi in ambienti chiusi, la quale segue un modello di sviluppo articolato in fasi. Esperti del settore, come spiega Ortelli, sottolineano l’esistenza di un punto preciso, detto flashover, che segna il passaggio decisivo e spesso fulmineo da un incendio localizzato a uno generalizzato. Non si tratta di un evento che si verifica in ogni sinistro, poiché per innescarlo concorrono variabili multiple, tra cui, ad esempio, il volume del locale e la natura dei materiali presenti. La sua pericolosità intrinseca deriva proprio dalla rapidità con cui si compie quella transizione, lasciando un margine di reazione estremamente esiguo a chi si trova all’interno.

I materiali e le geometrie della trappola

L’inchiesta giudiziaria, nel suo lavoro minuzioso, ha già iniziato a delineare alcuni di quei fattori critici che caratterizzavano il seminterrato del locale “Le Costellation”. Elementi di natura strutturale e di arredo vengono esaminati come possibili concause nell’aggravarsi della situazione. Tra questi, un ruolo di primo piano è attribuito al controsoffitto, rivestito con pannelli fonoassorbenti in poliuretano descritti dalle autorità inquirenti come “altamente infiammabili”. Materiali di tal genere, in caso di innesco, possono accelerare esponenzialmente la propagazione delle fiamme e contribuire al raggiungimento delle condizioni critiche per il flashover, alimentando il fronte di calore e la produzione di fumi tossici.

La questione delle vie di fuga

A rendere ancor più complessa l’evacuazione, si aggiunge un ulteriore dato architettonico su cui gli investigatori stanno focalizzando le proprie analisi: la configurazione delle uscite di sicurezza. Secondo quanto emerso dai primi accertamenti, l’unica via di fuga disponibile per raggiungere l’esterno dal seminteratro era costituita da una scala della larghezza di un metro. L’assenza di percorsi alternativi o di uscite d’emergenza supplementari creò inevitabilmente un collo di bottiglia nel momento del panico, quando decine di persone tentarono contemporaneamente di mettersi in salvo mentre fumo e calore rendevano l’ambiente rapidamente inabitabile. Questo aspetto, unito alla velocità di sviluppo delle fiamme, delinea i contorni di una situazione nella quale i tempi a disposizione per la fuga si sono ridotti a pochissimi, fatali minuti.

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