Il caso Albanese divide Palazzo Moroni tra revoche e conferme

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il fronte dell’opposizione a Padova si compatta, o quantomeno questo è l’effetto che produce l’iniziativa legislativa dei consiglieri leghisti, nel tentativo di fare piazza pulita della precedente delibera votata dalla sola maggioranza sette mesi or sono. La mozione, depositata ieri a Palazzo Moroni da Eleonora Mosco e Ubaldo Lonardi, e che molto probabilmente raccoglierà l’adesione del resto del centrodestra inclusi quegli esponenti un tempo vicini al sindaco come Luigi Tarzia e Valentina Battistella, punta dritta alla revoca del Sigillo della città già attribuito a Francesca Albanese, la relatrice speciale dell’Onu per i territori palestinesi occupati finita nuovamente nel vortice della bufera diplomatica internazionale.

A innescare la miccia, questa volta, sono state le sue esternazioni più recenti, quelle che hanno spinto i governi di Francia, Germania, Austria e Italia a chiederne le dimissioni dall’incarico che ricopre ormai dal 2022: dichiarazioni considerate lesive dell’immagine dello Stato israeliano, se non apertamente ostili, e che a livello locale hanno riacceso gli animi di chi già in passato aveva manifestato perplessità. Non è un caso, del resto, che Mosco e Lonardi, nel motivare la loro richiesta, facciano riferimento a precedenti uscite pubbliche della giurista, come quelle che avrebbero mancato di rispetto alla senatrice a vita Liliana Segre o le parole con cui parve giustificare l’irruzione di alcuni attivisti filopalestinesi nella redazione torinese de La Stampa; episodi che, a loro giudizio, mal si conciliano con i valori che un’onorificenza cittadina dovrebbe rappresentare.

Se l’opposizione mostra i muscoli, però, è all’interno della stessa maggioranza che si registrano crepe e distinguo non trascurabili. Le firmatarie della mozione originaria, Marta Nalin e Chiara Gallani di Coalizione civica, difendono con convinzione la scelta compiuta a luglio, parlando di ennesima strumentalizzazione politica ai danni di una studiosa che, a loro avviso, sta svolgendo in maniera encomiabile il delicato compito assegnatole dalle Nazioni Unite. Eppure, nemmeno tra i banchi della coalizione che sostiene il sindaco Giordani il clima è di totale unità d’intenti: Nereo Tiso, esponente del Pd, non ha esitato a ribadire la sua personale contrarietà al riconoscimento, di fronte a quelle che definisce esternazioni lesive della dignità di persone e istituzioni, posizione questa che troverebbe sponde anche nel presidente dell’aula Antonio Foresta e nei rappresentanti di Azione, lasciando presagire un voto tutt’altro che scontato.

Nel frattempo, la figura di Albanese continua a polarizzare l’opinione pubblica e il dibattito culturale ben oltre i confini veneti. Durante la trasmissione Accordi&Disaccordi, il direttore Alessandro Sallusti l’ha apostrofata ripetutamente come “signora Albanese”, quasi a volerne sminuire il ruolo, bollandola senza mezzi termini come antisemita e favorevole ad Hamas. Pronta e diretta la replica di Marco Travaglio, presente in studio, che ha respinto con forza le accuse definendole bugie, e sottolineando come non abbia mai sentito la relatrice pronunciare una sola parola contro gli ebrei o a sostegno dell’organizzazione terroristica, bensì mettendo in luce piuttosto come le sue frasi siano state spesso artefatte e strumentalizzate da alcuni esponenti dei governi europei.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.