La mozione di Lega e opposizione per revocare il Sigillo della città a Francesca Albanese divide la maggioranza a Palazzo Moroni
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Redazione Esteri
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Il fronte del centrodestra a Padova si compatta per tentare di cancellare l’onorificenza conferita alla relatrice Onu, mentre la giunta cerca una mediazione e il dibattito pubblico si infiamma tra prese di posizione istituzionali e mobilitazioni dal basso. È stata depositata ieri a Palazzo Moroni una mozione, firmata dagli esponenti della Lega Eleonora Mosco ed Ubaldo Lonardi, che punta dritta a far marcia indietro sulla decisione presa lo scorso 21 luglio, quando la sola maggioranza votò per assegnare il Sigillo della città a Francesca Albanese. L’obiettivo, chiaro e lineare nel testo presentato, è quello di revocare quell’atto e, di conseguenza, annullare qualsiasi iniziativa pubblica legata alla cerimonia di conferimento che, fino a prova contraria, non è mai stata formalmente calendarizzata. Al documento, com’è facile prevedere, aggiungeranno la loro firma tutti i consiglieri di opposizione, compresi coloro che un tempo facevano riferimento all’area dell’ex sindaco Massimo Bitonci, come Luigi Tarzia e Valentina Battistella, i quali non hanno mai nascosto perplessità sulla scelta compiuta sette mesi fa.
La mossa dei leghisti, va detto, non coglie impreparata la maggioranza di centrosinistra, che però appare tutt’altro che compatta su come gestire l’onda d’urto delle recenti polemiche internazionali che hanno travolto la giurista italiana. Perché se è vero che la mozione del luglio scorso passò solo con i voti della coalizione che sostiene il sindaco Sergio Giordani, è altrettanto vero che le dichiarazioni rilasciate negli ultimi giorni da Albanese, e soprattutto la reazione che hanno scatenato a livello europeo, hanno reso la posizione dei consiglieri comunali di maggioranza decisamente più scomoda. I governi di Francia, Germania, Austria e Italia – quest’ultimo attraverso la voce del ministero degli Esteri guidato da Antonio Tajani – ne hanno chiesto apertamente le dimissioni dall’incarico che ricopre dal 2022 presso le Nazioni Unite, accusandola di aver preso di mira Israele con parole che travalicano la legittima critica a un esecutivo straniero. A Parigi, in particolare, il ministro Jean-Noël Barrot è stato durissimo, definendo le sue esternazioni “oltraggiose e colpevoli” e annunciando che la Francia ne chiederà ufficialmente la rimozione nella prossima sessione del Consiglio per i diritti umani dell’Onu, prevista per il 23 febbraio -7.
Dalle pressioni diplomatiche alle difese nei salotti tv e nelle piazze
Nel mentre che la politica locale prova a districarsi tra la volontà di non sconfessare un atto formale e l’imbarazzo per il clamore mediatico, il caso Albanese divampa anche sui media nazionali e nell’opinione pubblica. Ospite della trasmissione *Accordi&Disaccordi*, il direttore Alessandro Sallusti ha rincarato la dose, rivolgendosi alla relatrice con un insistito “signora Albanese” – gesto che in molti hanno interpretato come un tentativo di sminuirne il ruolo istituzionale – e bollandola senza mezzi termini come “antisemita” e “pro-Hamas”. Parole, le sue, che hanno trovato pronta replica nel direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, presente in studio: “Antisemita vuol dire che ce l’ha con gli ebrei. Io non l’ho mai sentita dire una parola contro gli ebrei. Pro-Hamas? Non l’ho mai sentita dire una parola a favore di Hamas”, ha tagliato corto Travaglio, liquidando le accuse come “bugie” e frutto di ricostruzioni artefatte.
Parallelamente, e quasi a voler controbilanciare la pressione esercitata dai governi europei, sono partite iniziative di segno opposto. A Legnano, un gruppo di cittadini attivi nella difesa dei diritti dei palestinesi ha organizzato un sit-in alle Cantoni, scegliendo uno slogan inequivocabile: “Noi stiamo con Francesca Albanese”. Una mobilitazione spontanea, dicono gli organizzatori, nata per ribadire il sostegno alla relatrice dopo la bufera scatenata dalle sue ultime esternazioni. E se la base si muove in sordina, a dare man forte ci hanno pensato i cosiddetti “radical-chic”, come qualcuno li ha già ribattezzati, con una lettera aperta. Oltre centocinquanta firme del mondo della cultura e dello spettacolo – tra cui spiccano quelle di Asia Argento, Javier Bardem, Anna Foglietta, Annie Lennox e Mark Ruffalo – sono state raccolte in un appello in francese indirizzato in particolare alla Francia, accusata di sostenere politicamente e materialmente quelle che i firmatari definiscono senza esitazione una “guerra genocida” -3. Una presa di posizione netta, quella degli artisti, che arriva a definire “criminale” l’ordine internazionale attuale e a chiedere che la forza non faccia più legge, riprendendo tra l’altro la versione dei fatti fornita dalla stessa Albanese, la quale ha sempre sostenuto di essere stata vittima di un video manipolato e di non aver mai definito Israele “nemico dell’umanità” -1 -4.




