La Lega di Padova all’attacco: chiesto il ritiro del sigillo della città a Francesca Albanese
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Redazione Esteri
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La figura di Francesca Albanese, relatrice speciale dell’Onu per i territori palestinesi occupati, continua ad alimentare un acceso dibattito politico che dagli scranni delle istituzioni internazionali si riverbera con forza nella cronaca locale italiana, investendo in particolare alcuni comuni che le avevano conferito riconoscimenti pubblici. L’ultima iniziativa in ordine di tempo porta la firma del gruppo consiliare della Lega a Padova, dove la capogruppo Eleonora Mosco, insieme al collega Ubaldo Lonardi, ha depositato una mozione formale per ottenere la revoca del Sigillo della città, un’onorificenza che era stata deliberata dal consiglio comunale di Palazzo Moroni nel luglio dello scorso anno come attestato di stima per l’impegno profuso dalla giurista in difesa dei diritti umani. La mossa dei leghisti padovani non rappresenta un episodio isolato, ma si inserisce in un clima di crescente polarizzazione attorno alle posizioni pubbliche della Albanese, clima che ha visto recentemente i governi di Francia, Germania e Austria sollecitare apertamente le sue dimissioni dall’incarico nelle Nazioni Unite, richieste alle quali si è associata anche una petizione promossa da Fratelli d’Italia, il partito di maggioranza relativa nel governo guidato da Giorgia Meloni.
Il dietrofront politico e le ripercussioni nei consigli comunali
Se a Padova l’opposizione della Lega si concretizza in un atto formale per cancellare un riconoscimento già assegnato, altrove le amministrazioni locali mostrano segni di profonda incertezza, quando non di vera e propria ritrattazione, rispetto alla possibilità di insignire la relatrice Onu di nuove onorificenze. A Bologna, ad esempio, il dibattito sulla cittadinanza onoraria a Francesca Albanese aveva già innescato scintille in commissione all'inizio di gennaio, con la consigliera dem Cristina Ceretti che aveva dichiarato, salvo essere poi smentita da Palazzo d'Accursio, l'intenzione del sindaco Matteo Lepore di non procedere a breve con la cerimonia di consegna, di fatto congelando l'iter -2. La vicenda bolognese è emblematica delle crepe che la questione Albanese sta aprendo all'interno delle stesse maggioranze di centrosinistra, crepe che emergono con chiarezza anche in altri capoluoghi come Firenze, dove la seduta della commissione che avrebbe dovuto votare il conferimento della cittadinanza onoraria era stata fatta slittare, sollevando dubbi sulla reale volontà politica di portare a termine l'atto. Queste esitazioni, che coinvolgono amministrazioni guidate dal Partito Democratico, sono spesso giustificate con riferimento a dichiarazioni pubbliche della Albanese ritenute controverse, come quelle che in passato hanno riguardato la senatrice a vita Liliana Segre o alcuni episodi di cronaca legati al conflitto in Medio Oriente -8.
La difesa nel dibattito pubblico e le accuse di antisemitismo
Mentre la polemica politica si infittisce a livello locale, non mancano voci che si levano in difesa della relatrice speciale, cercando di spostare il fulcro del contendere dalle presunte esternazioni della giurista al merito del suo lavoro e alle pressioni subite. Nel vivace confronto mediatico italiano, il direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, è intervenuto pubblicamente per respingere le accuse mosse ad Albanese da Alessandro Sallusti, il quale, ospite della trasmissione Accordi&Disaccordi, l'aveva ripetutamente definita “antisemita” e “pro-Hamas” -3. Travaglio, presente nello stesso studio, ha obiettato con fermezza, sostenendo di non aver mai sentito la relatrice Onu pronunciare parole contro gli ebrei o a favore dell'organizzazione islamista, bollandole come bugie e sottolineando come le sue frasi siano state a suo dire "artefatte, tagliuzzate, strumentalizzate" da alcuni esponenti dei governi europei -3. La replica del giornalista ha messo in luce, piuttosto, il peso specifico delle posizioni della Albanese, tale da attirare sanzioni da parte dell'amministrazione statunitense guidata dal presidente Donald Trump e richieste di rimozione da più capitali europee, un paradosso che, secondo i suoi difensori, dimostrerebbe l'efficacia del suo mandato investigativo piuttosto che la sua inopportunità.
La mobilitazione della società civile a sostegno della relatrice
Parallelamente alle iniziative dei partiti e alle dispute televisive, la società civile organizza forme di sostegno diretto alla giurista italiana, manifestando una solidarietà che prescinde dagli schieramenti partitici e si concentra sulla difesa del diritto internazionale e della libertà di espressione nelle sedi multilaterali. A Legnano, un gruppo di cittadini impegnati nella difesa dei diritti dei palestinesi e contrari ad ogni conflitto bellico ha promosso un sit-in dal Titolo inequivocabile “Noi stiamo con Francesca Albanese”, radunandosi alla Cantoni per esprimere vicinanza alla relatrice dopo gli attacchi subiti. Questa iniziativa dal basso rappresenta la punta di un iceberg di un sentimento diffuso in alcune fasce dell'opinione pubblica e del mondo associazionistico, che vede nella pressione esercitata da Francia e Germania, in primis, un intollerabile tentativo di silenziare una voce critica verso le politiche israeliane nei territori occupati. Il sostegno popolare si contrappone così alle manovre diplomatiche e alle mozioni di revoca come quella presentata a Padova, delineando uno scontro che non accenna a placarsi e che promette di tenere banco ancora a lungo, sia nelle aule consiliari che nelle piazze, intrecciando inestricabilmente politica interna, equilibri internazionali e la complessa eredità del conflitto israelo-palestinese.




