Parigi respinge la cittadinanza onoraria a Francesca Albanese

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La cittadinanza onoraria a Francesca Albanese è stata respinta dal Consiglio di Parigi con 76 voti favorevoli alla bocciatura e 48 contrari. La proposta era stata avanzata dagli esponenti della sinistra radicale di La France Insoumise per conferire il riconoscimento alla relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, ma la capitale francese ha scelto di non approvarla. Il voto arriva dopo analoghe decisioni prese in diverse città italiane e si inserisce in una fase segnata anche dal confronto politico e giudiziario intorno alle sanzioni statunitensi nei confronti di Albanese.

A sostenere il no alla mozione sono stati i gruppi MoDem, Renaissance, socialisti e repubblicani. Nel dibattito politico parigino il tema è stato legato alle posizioni attribuite alla relatrice ONU, considerate da parte della maggioranza del Consiglio incompatibili con un riconoscimento simbolico della città. Tra le dichiarazioni riportate dopo il voto anche quella di Sandro Gozi, secondo cui Parigi “non può premiare posizioni radicali”. La proposta di La France Insoumise non è quindi riuscita a raccogliere i numeri necessari per essere approvata all’interno dell’assemblea cittadina.

Le sanzioni Usa e la decisione del tribunale

La bocciatura della cittadinanza onoraria arriva mentre negli Stati Uniti resta aperta la vicenda delle sanzioni nei confronti di Francesca Albanese. Il Dipartimento del Tesoro americano aveva infatti ufficializzato la revoca delle misure restrittive dopo una sentenza del tribunale distrettuale di Columbia, che aveva accolto la richiesta di un’ingiunzione preliminare contro le sanzioni. La rimozione dalla lista nera aveva eliminato il blocco a livello globale che, secondo quanto riportato, aveva provocato conseguenze anche sulla vita privata e familiare della relatrice speciale delle Nazioni Unite.

La decisione statunitense era stata formalizzata attraverso un avviso pubblicato sul sito del Dipartimento del Tesoro. In quel momento le sanzioni risultavano sospese in seguito alla pronuncia del tribunale federale, intervenuta dopo il ricorso presentato contro il provvedimento. Il caso aveva attirato attenzione internazionale anche per il ruolo istituzionale ricoperto da Albanese all’interno delle Nazioni Unite e per gli effetti concreti derivati dall’inserimento nella lista delle restrizioni americane.

La Corte d’Appello riapre il caso Francesca Albanese

La situazione si è però nuovamente modificata dopo l’intervento della Corte d’Appello federale di Washington. Il tribunale ha infatti concesso temporaneamente all’amministrazione Trump la possibilità di reimporre le sanzioni contro Francesca Albanese, sospendendo di fatto gli effetti della precedente decisione. La misura resta provvisoria e collegata all’esame del ricorso nel merito, ma segna un nuovo passaggio nella vicenda giudiziaria che coinvolge la relatrice ONU.

Il 21 maggio il Dipartimento di Stato aveva annunciato la revoca delle sanzioni, ma l’intervento della Corte d’Appello ha cambiato nuovamente il quadro. Mentre negli Stati Uniti prosegue il confronto legale sulle restrizioni nei confronti di Albanese, anche il voto del Consiglio di Parigi mostra come il suo nome continui a dividere il dibattito politico internazionale. La proposta della sinistra radicale francese si è così conclusa con una netta bocciatura, in un contesto già segnato da decisioni giudiziarie e tensioni diplomatiche.

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