Cersaie: industria ceramica e istituzioni unite contro il Green Deal Europeo
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Redazione Economia
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Dal palco del Cersaie, il Salone internazionale della ceramica di Bologna, è partita una critica durissima e senza giri di parole contro le politiche ambientali dell'Unione Europea. Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha definito il Green Deal "la più grande cavolata che potevamo fare", trovando il sostegno immediato dei ministri Adolfo Urso e Tommaso Foti, del presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini e del sindaco di Ravenna Michele de Pascale. Questo ha creato un fronte compatto di protesta che fotografa la profonda frustrazione di un settore produttivo, come quello ceramico, che si sente stretto da norme percepite come calate dall'alto.
Le accuse principali: mancanza di valutazione d'impatto
La critica centrale mossa da Orsini e condivisa da de Pascale verte sulla presunta assenza di una valutazione d'impatto preliminare da parte dell'Europa. Il leader degli industriali ha sottolineato come, in ambito aziendale, sia necessario studiare prima le conseguenze di un prodotto, accusando Bruxelles di aver agito senza un'analisi approfondita. Questa carenza, a suo dire, costringe ora a rimediare a situazioni già consolidate, in un'ottica tardiva e poco efficace.
I nodi irrisolti del Green Deal
Le proteste si innestano su un dibattito più ampio riguardo alla sostenibilità economica e sociale dell'intero pacchetto europeo. Il Green Deal, pilastro della strategia di crescita Ue adottato nel 2019, si scontra con due problemi fondamentali: la questione dei finanziamenti, aggravata da politiche di bilancio restrittive, e quella della giustizia sociale, legata alla protezione dei posti di lavoro che potrebbero essere messi a rischio da una transizione troppo rapida.
Un fronte unito per rinegoziare
La posizione del governo italiano è ormai allineata a questa visione critica, creando una rara sintonia tra esecutivo, associazione degli industriali ed enti locali. Questo fronte unico, pur nella durezza dei toni, segnala la chiara volontà di rinegoziare le condizioni della transizione verde, chiedendo all'Europa di considerare le specificità dei territori e dei settori produttivi. La ceramica italiana, eccellenza del Made in Italy, chiede un approccio più pragmatico e meno ideologico alle sfide ambientali.




