La nuova sfida al Green Deal
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Redazione Interno
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Era nell’aria, ma probabilmente nessuno si aspettava che arrivasse così rapidamente. La maggioranza di popolari, socialisti e liberali che pochi mesi fa era riuscita, con l’aiuto anche dei verdi, a eleggere Ursula von der Leyen per un nuovo mandato come presidente della Commissione europea mostra ormai vistose crepe. Lo stallo nell’esame dei commissari ne è la prova più evidente, ma ciò che sta accadendo sull’ambiente non è da meno. L’alleanza di von der Leyen perde ancora pezzi. Il Ppe vota con le destre Bruxelles — La maggioranza Ursula evapora all’ombra della deforestazione.
Si spacca ancora una volta e il Ppe vota nel Parlamento europeo insieme ai partiti di destra, compreso il neonazista Afd. Il terreno di scontro è stato stavolta la norma che impone a commercianti e importatori di verificare che un bene immesso nel mercato non venga da un territorio recentemente disboscato. Una norma che rig… Ppe-estreme destre, ancora insieme sulla deforestazione Mentre continua lo stallo nella trattativa sul von der Leyen II, arrivata vicino alla rottura sul nome di Raffaele Fitto, la maggioranza Ursula scompare. Al suo posto un’alleanza in cui è il Partito popolare europeo a fare da perno di un asse con l’estrema destra.
L’occasione è il voto, tenuto durante la sessione minipleanaria di Bruxelles, sulla proroga di un anno proposta dalla Commissione Ue per l’applicazione legge sulla deforestazione, provvedimento chiave del Green Deal europeo. Deforestazione, slitta la stretta sul commercio delle materie prime L’obbligo di tracciabilità e di diligenza dovuta da parte degli operatori attivi nel commercio di materie prime agricole (bovini, cacao, caffè, palma da olio e soia) ed altre commodity (gomma e legno), per contrastare la deforestazione, è stato prorogato di 12 mesi. La nuova scadenza è il 30 dicembre 2025, posticipata al 30 giugno 2026 per le piccole e medie imprese.
Oltre alla proroga, sono state approvate nuove disposizioni che modificano il sistema di valutazione del rischio dei paesi, aggiungendo alle tre categorie già previste (alto, basso e standard), una nuova tipologia di paesi virtuosi (rischio zero), dove gli obblighi di due diligence sono ridotti al minimo.




