Veltroni racconta la Gialappa's alla Festa del cinema: "Tempi cupi, serve leggerezza"

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Alla Festa del Cinema di Roma, giunta alla sua ventunesima edizione, Walter Veltroni ha presentato il suo documentario dedicato a quarant'anni di storia della Gialappa's Band. Il film, intitolato "L'assurda storia della Gialappa's Band", arriva nelle sale italiane dal 22 ottobre distribuito da Medusa Film, dopo l'anteprima nella sezione Special Screenings della kermesse capitolina.

Davanti ai giornalisti, il regista ha spiegato il senso di un'operazione che intreccia memoria televisiva e riflessione sul presente: "Rivedendo i 40 anni di storia della Gialappa's capiamo forse quanto siamo cambiati, nel bene e nel male. Nel bene perché tante cose che 40 anni fa non c'erano oggi ci sono. Nel male perché questo momento che naturalmente noi nel film affrontiamo di meno, lo affronteremo di più nella serie televisiva, è un momento nel quale c'è grande pesantezza, c'è un clima cupo".

Tre voci senza volto che hanno cambiato la televisione

La vicenda raccontata da Veltroni prende le mosse da un incontro fortuito avvenuto nel 1985 sui microfoni di Radio Popolare, all'interno della trasmissione "Bar Sport". Giorgio Gherarducci, Marco Santin e Carlo Taranto non si conoscevano, eppure da quella casualità nacque un sodalizio destinato a rivoluzionare il linguaggio dell'intrattenimento italiano.

La loro cifra distintiva è stata fin dall'inizio l'assenza scenica: nessuno dei tre si è mai mostrato in video, una scelta che all'epoca risultava controcorrente rispetto a una televisione dove, come ha ricordato il regista, "la gente fa a cazzotti per apparire, loro invece non apparivano". Il nome del gruppo, hanno spiegato i protagonisti, deriva dalla gialappa, una pianta floreale messicana da cui si estrae un lassativo per cavalli, trovata quasi per gioco sfogliando un vocabolario.

Da "Mai dire Banzai" alla fabbrica dei comici

Il passaggio alla televisione commerciale, su Italia 1, avviene con "Mai dire Banzai", programma costruito commentando filmati di produzione giapponese acquistati a basso costo. Da quel momento la formula si estende al calcio con "Mai dire Gol" e ai reality con "Mai dire Grande Fratello", imponendo un modello di ironia che smonta la serietà del racconto televisivo tradizionale.

Attorno alle tre voci fuori campo si è formata nel tempo una vera e propria scuola di comicità: nel documentario sfilano testimonianze di Aldo, Giovanni e Giacomo, Antonio Albanese, Paola Cortellesi, Fabio De Luigi, Luciana Littizzetto e Teo Teocoli, solo per citarne alcuni. Molti di loro hanno mosso i primi passi proprio negli spazi lasciati liberi dalla Gialappa's, trasformando il programma in un laboratorio da cui sono usciti alcuni dei volti più riconoscibili dello spettacolo italiano.

Il presente tra talk politici e risorse calanti

Nel corso dell'incontro con la stampa, Gherarducci e Santin si sono soffermati sulle condizioni attuali del settore televisivo, mettendo in relazione la riduzione degli spazi comici con dinamiche di costo. "Fare programmi comici costa molto. Un talk show politico è decisamente meno costoso", ha osservato Gherarducci, aggiungendo che è anche per questo che oggi se ne vedono così tanti. Santin ha rincarato la dose con una battuta: "Oggi si ride di più ai talk politici. Specie se c'è Tajani".

Il riferimento è a una comicità involontaria che, secondo i due, finisce per sostituirsi agli show costruiti con investimenti mirati. Il passaggio a TV8, dove il duo continua a lavorare con "GialappaShow", è stato raccontato come una scelta obbligata dalle mancate proposte ricevute negli anni precedenti in Mediaset, nonostante la volontà di proseguire il rapporto.

Il red carpet e le altre star della giornata

La presentazione del documentario si è inserita in una giornata densa di appuntamenti per la kermesse romana. Tra le prime star ad aprire il red carpet c'è stato Ghali, accolto da fan in attesa da ore lungo le barriere che delimitano il tappeto rosso. Il cantautore ha ricordato il legame con il proprio brano "Casa mia", colonna sonora del documentario "A mare" di Alessandra Cutolo, prima di concedersi ai selfie con il pubblico.

Il film di Veltroni prosegue dunque il suo percorso verso l'uscita in sala, forte di un racconto che attraversa quattro decenni di costume e di evoluzione del mezzo televisivo, senza mai mostrare i volti dei suoi tre protagonisti.

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