Le sabbie mobili di Ursula von der Leyen

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Di Pietro Imberti – Se c’è un’immagine che ben rappresenta l’azione politica della Commissione Europea guidata da Ursula von der Leyen, è quella di un elefante in una cristalleria: ogni movimento sembra generare fratture, ogni decisione lascia dietro di sé frammenti di contraddizioni. L’Europa, che pure dovrebbe essere un faro di stabilità, appare sempre più come un terreno instabile, dove la burocrazia si moltiplica in circolari e direttive, ma senza una direzione chiara. Liturgie istituzionali e proclami vuoti rischiano di affondare l’Unione in un pantano di irrilevanza, mentre la cosiddetta “maggioranza Ursula” naviga a vista, senza una bussola.

Il recente tentativo – fallito – di un gruppo di deputati di estrema destra di far approvare una mozione di censura contro la Commissione ha portato alla luce tensioni che molti preferirebbero ignorare. Quella che è stata dipinta come una semplice scaramuccia parlamentare è, in realtà, il sintomo di una crisi più profonda, che mina la coalizione che sostiene von der Leyen a Strasburgo. Con 360 voti contrari, 175 favorevoli e 18 astenuti – oltre a diversi deputati usciti dall’aula per evitare di esprimersi – il voto ha rivelato fratture che vanno ben oltre le divisioni ideologiche.

Eppure, mentre l’Europa dimostrava di saper agire con decisione in politica estera, come dimostrano gli accordi siglati a Roma e Londra a sostegno dell’Ucraina, a Strasburgo si consumava uno scontro che ha poco a che fare con gli interessi dei cittadini e molto con le logiche di potere. La presidente della Commissione, che pure è riuscita a evitare la censura, non può ignorare il malessere che serpeggia tra i banchi del Parlamento, dove molti – anche tra i suoi alleati – iniziano a chiedersi se la sua leadership sia ancora sostenibile.

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