Mario Martone porta Goliarda Sapienza a Cannes con "Fuori", storia di libertà e amicizia
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
Mario Martone, unico regista italiano in gara nella sezione ufficiale del Festival di Cannes, presenta Fuori, un film che racconta una pagina poco conosciuta della vita di Goliarda Sapienza, scrittrice siciliana celebre per L’arte della gioia. Non si tratta di una biografia, ma di un frammento intenso, ambientato nell’estate del 1980, quando la Sapienza venne arrestata per un furto e trascorse settimane nel carcere di Rebibbia, esperienza poi narrata nel libro L’università di Rebibbia.
Valeria Golino, che interpreta la protagonista, ha un legame quasi simbiotico con l’autrice. «La conobbi a 18 anni, nella sua casa», ha raccontato l’attrice, «e mi colpì il contrasto tra la sua età e la mente vivace, più curiosa della mia». Quarant’anni dopo, Golino è tornata in quelle stanze per vestirne i panni, trovando in quel ritorno una sorta di destino. «Tutto ha avuto un senso», ha aggiunto, sottolineando come il film esplori non solo la vulnerabilità, ma anche la forza di un’amicizia femminile che diventa sostegno e complicità.
Accanto a lei, Elodie e Matilda De Angelis completano il trio protagonista, incarnando figure che, pur nella finzione, riflettono l’autenticità dei rapporti descritti da Martone. Le tre, unite sul red carpet, hanno ribadito più volte il tema dell’amore – inteso come legame profondo, non romantico – durante la presentazione alla stampa. «È una storia di libertà ritrovata», ha spiegato De Angelis, «dove la prigione fisica si trasforma in un viaggio interiore».
Il film, che uscirà nelle sale il 22 maggio, evita il tono didascalico o agiografico, concentrandosi invece su un episodio marginale ma rivelatore. Martone, noto per la sua capacità di scavare nell’animo umano, sceglie di mostrare la Sapienza in un momento di fragilità, lontano dai riflettori letterari, ma proprio per questo più universale. «Parla dell’umano che è in tutti noi», ha commentato il regista, «di come anche nelle situazioni più buie possano nascere connessioni inaspettate».




