A Cannes il trionfo di "Fuori", Martone racconta Goliarda Sapienza tra carcere e libertà
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
Sette minuti di applausi ininterrotti hanno accompagnato la première di Fuori, l’ultimo film di Mario Martone, unico titolo italiano in concorso alla 78esima edizione del Festival di Cannes. Sulla Croisette, il lungometraggio – che segna il ritorno del regista dopo Nostalgia (2022) – ha conquistato la platea con la sua storia cruda e poetica, ispirata alla vita della scrittrice Goliarda Sapienza.
Valeria Golino, nei panni della protagonista, incarna una Goliarda complessa, travolta dalle conseguenze di un furto che la porterà a scontare la pena nel carcere di Rebibbia. Accanto a lei, Elodie e Matilda De Angelis interpretano due detenute con cui stringe legami profondi, in un racconto che sfugge alle etichette del biopic tradizionale. «Non è un film sulla Sapienza in senso stretto», ha chiarito Martone, «ma sull’estate in cui due donne, rinchiuse tra quelle mura, si perdono e si ritrovano». Le riprese, svolte tra Rebibbia e i luoghi romani realmente vissuti dalla scrittrice, restituiscono una Roma anni Ottanta filtrata attraverso lo sguardo contemporaneo, senza ricostruzioni artificiose.
Elodie, al suo debutto sul red carpet come attrice, ha catturato l’attenzione con un abito dal décor plumetis, dimostrando di aver colto appieno lo spirito retro del film. La sua performance, come quella delle colleghe, è stata definita "divina" dai presenti, in un’alchimia che ha contribuito al successo della pellicola.
Fuori non è solo una riflessione sulla reclusione, ma un viaggio nella reinvenzione di sé, tema caro a Martone, che qui raggiunge vette narrative già esplorate in Qui rido io (2021), oggi disponibile su Netflix. La scelta di attingere dai testi della Sapienza – dove realtà e finzione si confondono – ha permesso al regista di evitare didascalismi, restituendo invece un affresco emotivo e politico.




