Sanità siciliana sotto accusa: 3.308 esami istologici mai consegnati, indagini ministeriali in corso
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Salute
-
La sanità siciliana è nuovamente al centro di un caso di malagestione che ha ripercussioni gravi sulla salute dei cittadini. L’Azienda sanitaria provinciale (Asp) di Trapani è finita sotto i riflettori per la mancata consegna di 3.308 esami istologici, alcuni dei quali sono rimasti in attesa per mesi, causando ritardi diagnostici che in alcuni casi hanno superato gli otto mesi. Una situazione che, oltre a mettere a rischio la salute dei pazienti, ha sollevato interrogativi sulla gestione interna dell’ente.
La vicenda è emersa da un documento dell’assessorato regionale alla Sanità, che ha allegato la relazione degli ispettori inviati dalla Regione e consegnata al governatore Renato Schifani. Gli ispettori hanno evidenziato una serie di criticità, tra cui la mancanza di un sistema efficiente per la gestione dei referti, che ha portato a un accumulo di esami mai consegnati. Tra questi, molti provenivano dall’ospedale Abele Ajello di Mazara del Vallo, struttura già al centro di polemiche per la sua gestione.
Salvatore Quinci, sindaco di Mazara del Vallo, ha definito la vicenda "inaccettabile sotto ogni punto di vista", sottolineando come i ritardi diagnostici abbiano lasciato i pazienti in una condizione di incertezza, aggravando ansie e preoccupazioni. Durante la conferenza dei sindaci tenutasi a Trapani, alla quale hanno partecipato solo due dei sei sindaci previsti, Quinci ha inviato il suo assessore Gianpaolo Caruso, sollevando ulteriori dubbi sulla trasparenza e l’efficacia delle istituzioni locali nel gestire la crisi.
Nel frattempo, una petizione online ha raccolto oltre 1.300 firme in sole 12 ore a sostegno del direttore generale dell’Asp di Trapani, Ferdinando Croce. I dipendenti dell’azienda sanitaria, infatti, non ritengono che il manager debba essere considerato il capro espiatorio di uno scandalo che, a loro avviso, affonda le radici in problemi strutturali e organizzativi più ampi. La petizione, che ha trovato ampio sostegno tra il personale, evidenzia come la questione dei referti non consegnati sia solo la punta dell’iceberg di una crisi che richiederebbe interventi più profondi e sistemici.




