Davide Simoncelli e il giorno del gigante: “Odermatt è un gigante, ma Vinatzer e Franzoni possono giocarsela”
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Mentre il vento scolpisce la neve sulla Stelvio, e l’attesa per la gara di gigante maschile sale fino al cancelletto di partenza, c’è chi quella pista la conosce curva dopo curva, avendola percorsa in un’epoca in cui i centesimi si rubavano con il filo della lamina e l’istinto. Davide Simoncelli, oggi responsabile racing di Salomon, si muove nel suo quartier generale di Cortina, ma la testa, in queste ore, è proiettata verso Bormio. L’ex gigantista azzurro – due vittorie in Coppa del Mondo all’attivo, tra cui quella storica sulla Gran Risa nel 2003 e l’affermazione coreana di Yongpyong nel 2006 – osserva il movimento con occhio tecnico, quello di chi sa che gli sci, se li ascolti, parlano. E loro, gli attrezzi, gli stanno sussurrando che Marco Odermatt, al di là dei pronostici che lo danno come il favorito numero uno, è molto di più: è un punto di riferimento assoluto, un gigante nel senso più letterale del termine. Ma attenzione, perché nel circo bianco le gerarchie, a volte, durano quanto un manto di neve fresca al sole di febbraio.
La vera sorpresa, per chi mastica pane e sci, potrebbe arrivare da due giovani che di paura non ne hanno mai avuta, nemmeno quando la vita, fuori dalle piste, li ha messi alla prova con durezza. Giovanni Franzoni, il bresciano di Manerba del Garda, è il caso più lampante: a soli 24 anni, con un argento olimpico in discesa già cucito addosso, si presenta allo start del gigante con un carico di esperienza umana che pesa più di qualsiasi pettorale. Tre anni fa un infortunio tremendo – quello che richiese una lunga riabilitazione – aveva rischiato di chiudere i giochi prima ancora che cominciassero. Poi, appena un anno fa, il colpo più duro: la scomparsa dell’amico e compagno Matteo Franzoso, tragicamente volato via durante un allenamento in Cile, una ferita che ha squarciato il silenzio delle montagne e che Giovanni si porta addosso, tatuata non solo sul bicipite ma dentro ogni curva che disegna sulla neve -10. È con quel peso e con quella leggerezza ritrovata – quella stessa che gli ha permesso di dire "scio leggero" dopo l'argento – che Franzoni affronterà la prova.
Il coraggio di osare di Vinatzer e la fame di Franzoni
Accanto a lui, in questo gigante che profuma di rivincita, c’è Alex Vinatzer. Il gardenese, che nella combinata a squadre ha visto sfumare un sogno per una frazione di slalom non perfetta, ha dimostrato sulle nevi di Beaver Creek, poche settimane fa, di poter stare lassù, in scia a quel fenomeno di Odermatt -7. Simoncelli, che da tecnico sa riconoscere il talento quando esplode, vede in loro qualcosa di più della semplice voglia di ben figurare. Franzoni, nonostante il suo status da velocista puro, ha una fame addosso che va oltre la medaglia: lo ha detto lui stesso, “ho fame di vincere ancora”, e quando uno che arriva da certe battaglie lo dice, significa che dentro ha già vinto la guerra più importante, quella con sé stesso -1. Certo, il pettorale numero 31 non è certo un vantaggio, ma la sua stagione, segnata dai trionfi in Coppa del Mondo a Kitzbühel e Wengen, racconta di un atleta che non si è mai nascosto.
Se Odermatt è il muro da scalare, il punto di riferimento inamovibile, loro due rappresentano l’azzardo, la variabile impazzita in grado di riscrivere il copione. La pista della Stelvio, che Franzoni già conosce bene per averla domata in discesa, è un banco di prova che non perdona: richiede tecnica purissima, quella che Simoncelli ha sempre posseduto e che ora vede nei giovani di questa nazionale. Non si tratta di presunzione, ma di consapevolezza: Vinatzer ha già assaggiato il gusto del podio iridato in passato, e il suo secondo posto in Coppa del Mondo alle spalle dello svizzero è una dichiarazione d’intenti che pesa come un macigno. Sono loro, con il loro mix di fragilità e incoscienza, a rappresentare l’unica, vera alternativa al dominio elvetico in una specialità che sembrava essere diventata un feudo inespugnabile.




