Ddl stupri, la svolta della Lega fa saltare il patto bipartisan sul consenso
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Redazione Interno
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Quello che doveva rappresentare un avanzamento storico, suggellato dall’accordo tra le leader di maggioranza e opposizione, si è trasformato in un arretramento che divide profondamente il parlamento. Il disegno di legge sulla violenza sessuale, approvato all’unanimità dalla Camera con il consenso di tutti i gruppi politici, ha infatti imboccato una strada inaspettata al Senato, dove la relatrice del testo ha proposto una riscrittura che stravolge l’impianto originario. La mediazione prospettata, lungi dall’essere un compromesso, ha di fatto rotto il patto politico, sostituendo il principio del consenso, cardine della precedente versione, con quello del dissenso, in una torsione lessicale che non è affatto formale ma rischia di avere conseguenze giuridiche concrete.
La riscrittura che cambia tutto
L’atto, definito irricevibile e inaccettabile, segna una discontinuità netta nell’iter legislativo, poiché modifica in modo sostanziale una norma che aveva già ottenuto un voto plebiscitario. L’articolo 609-bis del codice penale, che disciplina il reato di violenza sessuale, non verrebbe più integrato con il concetto di assenza di consenso libero e volontario, bensì verrebbe riformulato in senso opposto, richiedendo, per configurare il reato, la manifestazione del dissenso da parte della vittima. Una differenza sostanziale, che sposta l’onere della prova e modifica il perimetro stesso della fattispecie criminosa, rendendo più difficile la persecuzione penale di comportamenti aggressivi.
Le reazioni politiche allo strappo
La frattura è immediata e profonda, con il centrosinistra che respinge in blocco l’ipotesi di riformulazione, parlando apertamente di un tradimento e di un voltafaccia. L’indignazione è palpabile tra coloro che avevano lavorato al testo originario, i quali sottolineano il carattere retrogrado e pericoloso della nuova proposta, considerata un’offesa alle donne e un passo indietro rispetto a un percorso giurisprudenziale che, negli anni, aveva già fatto propri i principi internazionali in materia. La delusione si mischia alla sorpresa per una mossa che pochi si aspettavano dopo le dichiarazioni di intenti comuni.
Gli effetti sul percorso giudiziario
Il cambio di paradigma giuridico, se confermato, avrebbe ripercussioni dirette sulle inchieste e sui processi per violenza sessuale, complicando non poco il lavoro delle procure e lasciando molte vittime in una posizione di maggiore vulnerabilità. L’attenzione si sposterebbe, infatti, dalla condotta aggressiva dell’imputato alla resistenza opposta dalla persona offesa, con un rischio concreto di riportare la narrazione processuale su stereotipi superati. Un simile arretramento legislativo, che interviene in un ambito già di per sé delicato e gravido di conseguenze, segna dunque una battuta d’arresto nella lunga battaglia per il riconoscimento della libertà sessuale.




